Europa, Italia compresa, stagnante. Asia e Sudamerica inaccessibili. Medio Oriente perso. Nella geopolitica dei mercati della ceramica che emerge al Coverings, la fiera che si è appena conclusa a Las Vegas, l’unica destinazione con prospettive di crescita resta quella americana. «Un mercato potenzialmente infinito», dice senza enfasi Emanuele Debbia, fondatore con Tony Poggi di Unicom, la società commerciale presente da 45 anni sul mercato americano delle ceramiche.

Non è il solo a pensare positivo. «Abbiamo avuto il miglior marzo della nostra storia, come presenze negli showroom, vendite e ordini aperti», racconta Roseann Alwang, presidente di Genrose Stone + Tile (ex Ferrazzoli Import), uno dei più importanti venditori di ceramica italiana sul mercato americano. Origini calabro-napoletane, Alwang è la prima generazione di distributori, ma conta 13 negozi, 277 dipendenti e 65 milioni di fatturato. L’anno scorso la ceramica italiana è cresciuta dell’8% negli Usa. Migliorare non sarà facile. «Sono ottimista di natura», dice Alwang, «ma sommando dati e sensazioni, anche qui in fiera, credo che nel 2026 potremo fare meglio del 2025».

Pur con tutti i distinguo e le incognite del caso, il mercato dell’edilizia americano mostra segnali di ripresa. A gennaio, i cantieri per le abitazioni sono aumentati del 9,5% rispetto all’anno scorso; a febbraio le vendite di case esistenti sono cresciute dell’1,7% e le trattative dell’1,8%. Timidi indicatori di un mercato immobiliare e dell’edilizia che sta uscendo dalla stagnazione. Anche il macigno dei dazi, sembra essere stato psicologicamente assorbito dagli operatori. «Abbiamo capito», dice Debbia, «che tutto sommato, se rimangono nei limiti attuali, possiamo gestirli. Quello che ci crea problemi è il cambio del dollaro. Se si stabilizzasse attorno a 1,05 sull’euro sarebbe l’ideale per pensare a una crescita sostenuta».

I margini sono molto ampi. Nel 2025 l’export italiano di ceramica negli Usa è stato di 600 milioni sui cinque miliardi complessivi del made in Italy, circa il 12%. Negli Usa le ceramiche rappresentano il 15% del mercato delle superfici, cinque miliardi di fatturato annuo. A metà degli anni Ottanta, agli albori del mercato, la quota della ceramica sul totale superfici era sotto il 2%. Una crescita costante e continua, senza picchi, in parallelo con la nascita di una cultura della ceramica nel mercato delle costruzioni. Soprattutto tra gli architetti e i progettisti.

«Oggi – dice Steve Clem, architetto, fondatore dello studio TVS di Atlanta, 270 professionisti associati – il mercato e i progettisti cominciano a comprendere la natura e l’importanza della ceramica. È un materiale che garantisce qualità, efficienza e durata. Può essere inserito facilmente in tutte le tipologie di edifici, pubblici e privati, residenziali, commerciali e e uso misto. Tre anni fa ne abbiamo fatto un uso importante a Nashville al 333 Commerce Street. È diventato un progetto iconico (è il Batman Building, ndr) per il mercato. Poi abbiamo continuato».

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