
Ogni giorno gli ospedali producono tonnellate di rifiuti e consumano enormi quantità di energia: un impatto spesso invisibile, eppure estremamente concreto sull’ambiente. Guanti, mascherine monouso, materiali di medicazione e involucri dei farmaci finiscono costantemente nei cestini, mentre luci sempre accese, impianti di riscaldamento e sistemi di climatizzazione alimentano un consumo energetico perenne e considerevole.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il settore sanitario genera circa il 5% delle emissioni globali di gas serra, con percentuali più elevate in regioni come Europa, Stati Uniti e Cina. Senza interventi concreti, entro il 2050 le emissioni del comparto potrebbero raggiungere le sei gigatonnellate di CO₂ annue, equivalenti a quelle prodotte da circa 1,26 miliardi di automobili. Il paradosso è evidente: curare le persone produce un impatto diretto sull’ambiente. Per l’OMS, la soluzione richiede una collaborazione tra governi e strutture sanitarie per orientare il settore verso la sostenibilità.
I dati di Health Care Without Harm dicono che se il sistema sanitario fosse considerato uno Stato, sarebbe il quinto maggior emettitore di gas serra a livello globale. Gli ospedali, in particolare, sono tra le strutture più inquinanti: la loro impronta carbonica annua arriva a circa due gigatonnellate di CO₂, quanto prodotto da 514 centrali a carbone. Le principali fonti di inquinamento derivano dalla produzione e gestione dei materiali, come farmaci, dispositivi medici e strumenti ospedalieri, che rappresentano circa il 71% delle emissioni. Una quota significativa è anche legata al consumo energetico delle strutture, mentre trasporti, sostanze chimiche e incenerimento dei rifiuti speciali contribuiscono ulteriormente all’impatto ambientale.
La sfida
Rendere sostenibile la sanità è ormai una sfida globale. Alla COP26 del 2021, cinquanta Paesi si sono impegnati a sviluppare sistemi sanitari a basse emissioni e quattordici hanno promesso di azzerare le emissioni nette entro il 2050. L’Unione Europea ha integrato la sostenibilità nella propria agenda climatica, soprattutto tramite il Green Deal europeo, anche se per quanto riguarda la sanità l’attenzione è spesso rivolta più all’adattamento ai cambiamenti climatici che alla riduzione delle emissioni. Alcuni programmi chiave comprendono la strategia farmaceutica europea, che promuove farmaci sostenibili e a impatto climatico ridotto, la digitalizzazione della sanità, che può supportare la decarbonizzazione, e la strategia “dal campo alla tavola”, volta a incentivare alimenti sostenibili e ridurre lo spreco.
Diversi ospedali europei stanno già sperimentando innovazioni sostenibili. In Catalogna, l’ospedale universitario di Mollet del Vallès, progettato nel 2010 con criteri di sostenibilità, utilizza geotermia, raccolta dell’acqua piovana e sistemi di climatizzazione radianti, mentre l’installazione successiva di pannelli solari e finestre efficienti ha permesso di ridurre le emissioni del 91% tra il 2012 e il 2024, nonostante il numero di pazienti sia aumentato del 50%. A Barcellona, l’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau ha introdotto il progetto Green Breath per limitare l’impatto dei farmaci inalatori, contenenti idrofluorocarburi, gas serra molto potenti. Grazie a un database che classifica gli inalatori per impatto ambientale e a un algoritmo di supporto alle prescrizioni, i medici possono considerare sia le esigenze del paziente sia la sostenibilità del farmaco. Nel 2025 è stata pubblicata la prima guida nazionale spagnola sulla prescrizione sostenibile di inalatori.