
Non è stata gradita al Viminale la pronuncia del Corte d’appello di Torino che ha “liberato” l’imam di San Salvario Mohamed Shahin. Ed ora, a quanto si è appreso, gli uffici del ministero starebbero valutando di presentare ricorso contro la decisione dei giudici. Era stato il ministro Matteo Piantedosi a firmare il decreto di espulsione per Shahin. La decisione è stata criticata dalle forze politiche di maggioranza. Si aggiunge così un nuovo capitolo nello scontro tra Governo e magistrati. L’imam ha lasciato il Cpr di Caltanissetta. Gli è stato consegnato un permesso di soggiorno provvisorio emesso dalla Questura di Caltanissetta.
Meloni: «Sicurezza impossibile se dei giudici annullano ogni misura»
Attacca la premier Giorgia Meloni. «La Corte d’Appello di Torino – ha scritto sui social – ha disposto la cessazione del trattenimento dell’imam Mohamed Shahin, destinatario di un decreto di espulsione firmato dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Parliamo di una persona che ha definito l’attacco del 7 ottobre un atto di “resistenza”, negandone la violenza. Che, dalle mie parti, significa giustificare, se non istigare, il terrorismo. Qualcuno mi può spiegare come facciamo a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa che va in questo senso viene sistematicamente annullata da alcuni giudici?».
Salvini: «Liberazione imam ennesima invasione magistratura politicizzata»
«È l’ennesima invasione di campo di certa magistratura ideologizzata e politicizzata che si vorrebbe sostituire alla politica. Dico “si vorrebbe” perché fortunatamente i cittadini tra poche settimane, a inizio marzo, avranno un appuntamento con la storia: il referendum per dire sì alla riforma della giustizia e allontanare un po’ di questa ideologia dai tribunali». Così il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini commentando la scarcerazione dell’imam, dopo le sue dichiarazioni in una manifestazione Pro Pal. Salvini l’ha detto nella registrazione del suo intervento a “Quarta Repubblica”. Sul referendum sulla giustizia ha aggiunto di essere convinto che «sarà un passo in avanti importante, un punto di passaggio e non di arrivo», sottolineando che il prossimo step è «arrivare anche alla responsabilità civile dei magistrati, che se sbagliano devono pagare. Negli ultimi anni 32 mila italiani sono finiti ingiustamente in carcere con la vita rovinata e poi una pacca sulla spalla e “mi scusi, abbiamo sbagliato”».












