Storie Web lunedì, Febbraio 2
L’export di orologi inverte la tendenza e cresce dopo quattro mesi di flessioni

In dicembre tutte le gamme di prodotto hanno registrato il segno positivo. Gli orologi di gamma alta, con prezzo sopra i 3 mila franchi, hanno archiviato un +2% in valore; per la gamma medio-alta, con prezzo tra 500 e 3 mila franchi, c’è stato un progresso del 7%; i segnatempo di gamma media, con prezzo tra 200 e 500 franchi, hanno registrato un balzo del 20%; gli orologi della gamma di base, con prezzo sotto i 200 franchi, hanno dal canto loro registrato un +4%.

 

Passando al bilancio complessivo del 2025, questa è la situazione per quel che riguarda sempre i dieci mercati principali: Stati Uniti 4,35 miliardi di franchi (-0,5%), Giappone 1,85 miliardi (-5%), Cina 1,80 miliardi (-12%), Hong Kong 1,79 miliardi (-6%), Regno Unito 1,71 miliardi (+0,1%), Singapore 1,63 miliardi (+0,7%), Francia 1,32 miliardi (+1%), Emirati Arabi Uniti 1,31 miliardi (+3%), Germania 1,21 miliardi (-6%), Italia in sostanza stabile a 1,04 miliardi (-0,5%).

 

L’industria svizzera degli orologi rappresenta più del 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione. I dati sull’export forniti dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera (Fh) sono quindi un indicatore di rilievo. Il rallentamento economico internazionale, la forza del franco che rende più cari i prodotti elvetici, i dazi americani sono tutti fattori che hanno posti ostacoli all’export elvetico durante il 2025. La flessione nel complesso limitata nell’anno appena chiuso porta qualche consistente spiraglio in più per il polo svizzero degli orologi. Gli ostacoli però restano nello scenario e quindi di fatto per l’industria elvetica la sfida si rinnova in questo appena iniziato 2026.

Condividere.