Prima un appello contro la manciata di tiranni che devastano il mondo, poi l’affondo sul paradosso della sicurezza insicurezza alimentare africana: il cibo «abbonda» ma viene razionato, «rubato» da chi si «ingozza» a spese delle economie vulnerabili. Nelle ultime 48 ore della visita in Camerun, la seconda tappa di un tour de force fra quattro Paesi africani, Papa Leone ha reiterato due linee chiave in una missione già nata su impronta politica e ravvivata dalle scintille a intermittenza con la Casa Bianca.

Lo scorso 16 aprile, nella sua tappa nella città settentrionale di Bamenda, Leone ha rimesso luce l’ostilità alle politiche di guerra che dilagano su scala continentale e globale. L’affondo si è declinato in prima battuta sullo scenario più immediato, quello di una città cardinale nella cosiddetta crisi anglofona: lo scontro fra indipendentisti di lingua inglese e governo centrale che tiene da un decennio sotto scacco il Paese con stime di diverse migliaia di vittime e centinaia di migliaia di sfollati.

Sullo sfondo, la sferzata non ha potuto che lambire anche Washington e le varie offensive della Casa Bianca contro il primo papa connazionale della storia e il crescendo di una retorica che si era sempre mantenuta sul basso profilo in (quasi) un anno di esordio.

Cibo «sprecato da chi si ingozza»

Il 17 aprile è stata la volta di due appelli più calibrato sull’Africa, il Continente al cuore del viaggio e dell’agenda pontificia fra record di espansione demografica e un’ascesa di popolazione cattolica in controtendenza rispetto al calo occidentale. In una messa a Douala, davanti a oltre 100mila fedeli, Leone ha pungolato lo spreco di cibo di chi «si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare». In una tappa ulteriore a Yaoundé, parlando al mondo universitario, l’attenzione si è spostata sull’urgenza di «liberare l’Africa dalla piaga della corruzione» e ribadito che non è la «ricchezza materiale» a stabilire la grandezza dei Paesi.

La nota potrebbe risuonare anche nelle ultime due tappe delle missione, quelle previste da oggi al 21 in un’Angola già in fibrillazione per l’approdo di «Papa Leão» e nella Guinea Equatoriale che scandirà la tappa conclusiva della missione. L’Angola è fra i principali produttori di greggio su scala africana e sta potenziando il suo settore diamantifero, ma è piagato da uno dei tassi di disuguaglianza più alti nel Continente: uno degli esempi più nitidi della cosiddetta resourse curse, la maledizione delle risorse che schiaccia su povertà e ritardi nello sviluppo alcune delle economie più prospere di materie prime nel Continente.

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