Sir Claudio Ranieri, l’artefice della “favola Leicester” passata alla storia con quote scommesse di 5000-1, portò il club al primo scudetto in Premier League nel 2015/16: 23 vittorie, 12 pareggi e sole 3 sconfitte, con 10 punti di margine sull’Arsenal, grazie a fuoriclasse come Jamie Vardy (24 gol), Kasper Schmeichel (15 clean sheet), N’Golo Kanté (uno dei migliori mediani al mondo) e Riyad Mahrez (Pallone d’Oro africano). Ranieri tornò persino nel 2018/19 per salvare la squadra, ma fu esonerato dopo un avvio deludente.
Claudio Ranieri durante la partita di Serie A tra Torino e Roma, Stadio Olimpico di Torino, 25_05_2025 (GettyImages)
Sono passati dieci anni da quell’impresa leggendaria, e il castello di carte del Leicester è crollato del tutto. Ecco il tracollo recente: scivolati in Championship nel 2022/23 al termine di un lustro in Premier, quest’anno le Foxes sono sprofondate in League One. Un’annata da incubo – con l’esonero a metà corsa di Martí Cifuentes, sostituito da Gary Rowett, e una sforbiciata di 6 punti inflitta dall’EFL a gennaio 2026 per irregolarità FFP legate ad ammortamenti e commissioni agenti – ha lasciato il club al 22° posto, con 42 punti in 44 giornate (29 reti segnate contro 52 incassate, appena 4 successi), culminata dal pareggio 1-1 interno con l’Hull City che ha certificato la retrocessione matematica, a fronte di due gare ancora in calendario.
La passione per quella sfavorita ribelle si è esaurita, una rapida rinascita appare improbabile. E così, il Leicester che fu di Sir Claudio Ranieri – simbolo di riscatto e imprevedibilità – si spegne nel dimenticatoio della League One, tra i fantasmi di un fair play finanziario spietato e un cielo grigio di debiti. La favola che aveva stregato il mondo si conclude non con un botto, ma con un sussurro: un monito eterno sul calcio, dove i miracoli durano il tempo di un’estate inglese












