Salvini accelera e cerca una tregua. Mentre il partito è scosso dalle tensioni interne e subisce per la prima volta nei sondaggi il sorpasso del partito del generale Vannacci, opta per il varo immediato della cabina di regia annunciata nei giorni scorsi. Ridefinito “tavolo di coordinamento” dei territori (19 persone tra cui, oltre allo stesso Salvini, i ministri Calderoli e Giorgetti, l’ex Doge Luca Zaia, i governatori Fedriga, Fontana, Stefani e Fugatti, nonché i sindaci dei comuni capoluogo a guida leghista – unica donna Roberta Cuneo, presidente della Provincia di Rieti) il nuovo organismo si riunirà per la prima volta lunedì pomeriggio. E avrà il compito di «affrontare le principali questioni di interesse nazionale che riguardano direttamente i territori» recita la nota ufficiale di via Bellerio.
I dossier sul tavolo
Tra i primi dossier all’ordine del giorno il piano casa. Ma anche sicurezza urbana, costo della vita, taglio della burocrazia e le semplificazioni a sostegno delle imprese, nonché «il percorso di riforme sulla strada delle autonomie e del federalismo» e «la revisione dei vincoli europei che incidono sulla competitività dei territori, a partire dai fondi di coesione, dalla Politica Agricola Comune e dagli effetti del Green Deal». Una soluzione che mira a non scontentare nessuno, coinvolgendo esponenti da Nord a Sud, da Treviso alla Sicilia.
Il compromesso con l’ala nordista
Il tavolo di coordinamento è un tentativo di compromesso di Salvini con l’ala “nordista”, dopo la decisione di archiviare la riforma federalista del partito (con una costola dotata di larga autonomia sul modello bavarese della Csu-Cdu) sponsorizzata soprattutto da Zaia per rappresentare meglio le istanze del Nord. Un modello troppo sbilanciato secondo Salvini, timoroso di un commissariamento. Ma il tavolo sarebbe visto con scetticismo da chi ha avuto modo di confrontarsi con lo stesso Zaia, che pure ha deciso di non tirarsi indietro. E la sensazione diffusa nell’ala nordista (in attesa del “ritiro” del 4-5 luglio nel Trevigiano) è che non possa essere questo lo strumento per imprimere al partito il cambio di passo auspicato per tornare a essere il “sindacato del territorio”, a tutela di partite Iva e Pmi.
Piantedosi al Quirinale
Intanto, mentre la Lega si prepara alle sue primarie per Milano, con 36 gazebo dove i militanti nel weekend potranno indicare un nome per il candidato sindaco, ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato il capo dello Stato Sergio Mattarella. Il colloquio è stato reso noto dal Quirinale senza dettagli. Fonti governative fanno sapere che il ministro ha illustrato quello è stato fatto e rimane da fare fino alla fine della legislatura. È evidente che la visita al Colle rafforza la posizione di Piantedosi, dopo che nelle scorse settimane il Consiglio federale della Lega aveva chiesto il ritorno al Viminale di Salvini.
Le primarie del Carroccio a Milano
Quanto alle primarie a Milano, quello del leader del Carroccio è il nome in pole. Ma i fedelissimi del segretario, escludono intrecci con le questioni interne alla Lega, negando una “exit strategy” sulla scorta di quella adottata da Roberto Maroni quando lasciò la segreteria e andò a fare il governatore della Lombardia. «Dalle primarie uscirà una rosa di nomi che porteremo al tavolo di centrodestra per una candidatura condivisa. A metà settembre bisogna iniziare la campagna elettorale» spiega Igor Iezzi, capogruppo in commissione Affari costituzionali a Montecitorio, tra i fautori di un voto per Salvini, che aggiunge: «Possiamo strappare Milano al centrosinistra ma non c’è tempo da perdere».











