Storie Web sabato, Febbraio 21
Le strade dell’abbigliamento usato tra sconti, donazioni e smaltimento. E i diritti di chi compra

In qualche caso è una moda. In qualche altro una scelta all’insegna dell’economia circolare: dare nuova vita a un capo di abbigliamento non più usato e, allo stesso tempo, risparmiare anche il 50% rispetto a un capo nuovo. Lo scenario dell’abbigliamento usato, non è fatto di parti uguali. Perché ci sono i canali di vendita e quelli di raccolta gratuita. Binari paralleli che, a un certo punto, si dividono per raggiungere destinazioni differenti: la vendita su piattaforme dedicate, i cassonetti destinati alla raccolta e i rifiuti.

Non solo moda e vintage

«In parte siamo davanti a un fenomeno di moda, quella del vintage dove si rimettono in circolazione dei capi vecchi – dice Michele Carrus, presidente di Federconsumatori -. Si tratta di un fenomeno che alimenta un mercato che passa per mercatini o piattaforme». Uno degli elementi di rilevo di un articolo destinato al cassonetto, piuttosto che alla vendita su piattaforma, è la marca e quindi la sua qualità. «Un consumatore può essere indotto ad acquistare un capo di valore, anche usato – aggiunge Carrus -, probabilmente un capo di poco valore non troverà mercato». Oltre alla marca ci sono, poi, le condizioni dell’articolo. E capita, quindi, che il capo firmato finisce su una piattaforma per essere venduto, quello in buone condizioni ma non griffato sui raccoglitori e quello danneggiato direttamente tra i rifiuti.

Le regole delle piattaforme

Quando si acquista o si vende utilizzando le piattaforme, devono comunque essere rispettate le regole. «Se acquisti online questi capi hai comunque il diritto di recesso per le vendite fuori dai locali commerciali è un anno di garanzia (vendite tra privati) – aggiunge Carrus -. La stessa Amazon ti fa fare la rivendita. Ovviamente, in un rapporto diretto tra due privati, cioè fuori da piattaforme autorizzate, per una vendita di beni non registrati, la garanzia di un anno non opera».

Chi controlla le condizioni dell’abbigliamento

C’è poi la questione legata alle condizioni dei capi di abbigliamento e la verifica. Quelli che finiscono nei raccoglitori, prima di essere immessi nel circuito commerciale (nella maggior parte dei casi segue i canali esteri oppure i mercatini italiani), devono essere sanificati e perché altrimenti diventano rifiuti e quindi seguire il percorso dello smaltimento. «Per quanto riguarda i controlli esistono piattaforme più esclusive che li fanno, come Vestiaire Collective e Katawiki – argomenta ancora Carrus -, ma su altre il controllo è demandato a chi acquista che potrà rivalersi aprendo una contestazione (tutto dipende dai diversi termini e condizioni di vendita, per questo consigliamo di utilizzare piattaforme note e non siti sconosciuti)».

Se l’acquisto non è conforme

In caso di acquisto non conforme, se si passa attraverso le varie piattaforme è possibile procedere con la restituzione e la richiesta di rimborso di quanto speso. Le piattaforme fanno da filtro e, molto spesso, funzionano da garante provvedendo, in caso di reclamo, a gestire la controversia e quindi disporre la restituzione della spesa sostenuta.

Condividere.