Storie Web lunedì, Gennaio 19
Le spie rosse per Meloni dalle elezioni: Sud e astensionismo

Il primo dato è una conferma. Anche questa volta c’è stato un crollo di partecipazione: tra gli 11 punti in meno della Campania e i 16,5 in Veneto. C’è chi parla di scarsa mobilitazione per risultati scontati, chi ricorda che nelle precedenti regionali si cumulavano altri round elettorali, ma il fatto che anche questa volta non si sia superato il 45% di affluenza merita qualche riflessione. Perché le urne semi-vuote cominciano a far male pure alla destra che ha il suo “mantra” nella legittimazione popolare, messa al primo posto e talvolta elevata sopra agli altri poteri dello Stato. Molto spesso, infatti, abbiamo sentito dire che chi è eletto ha una forza in più rispetto a un’autorità di garanzia, perfino sulla magistratura o su ministri e governi votati dal Parlamento ma non dalle urne. Se quel ragionamento vale, si pone una domanda. Davvero si può continuare a parlare di forza popolare o sovranità del popolo se a votare va la minoranza? Ecco perché l’astensionismo è una spia rossa pure per Meloni.

E quindi quello sforzo di rivitalizzare la partecipazione che normalmente si scarica sulla sinistra visto che i consensi persi sono più da quella parte, adesso riguarda anche il centro-destra. Già perché ogni volta che Meloni o un Governatore proverà ad allungare il passo, forzare un limite, gli potrà essere ricordato che la base elettorale che li sostiene non è sufficientemente rappresentativa. In realtà, una forzatura c’è già e riguarda la proposta di riforma della legge elettorale dei sindaci che la destra vorrebbe cambiare abbassando l’asticella della vittoria al primo turno dal 50 al 40% proprio per aggirare l’astensionismo. Una riforma che ha avuto le osservazioni critiche di Mattarella all’assemblea dell’Anci: «Non possiamo accontentarci di una democrazia a bassa intensità, questa carenza non potrebbe essere colmata da meccanismi tecnici che potrebbero anche aggravarla: la rappresentatività è un’altra cosa e va coltivata con grande determinazione». Ora quella legge è in pausa nell’esame parlamentare ma intanto si discute di cambiare le regole delle elezioni politiche. È questo il fronte caldo, perché le regionali di ieri mostrano che il tallone d’Achille della destra è il Sud. Un Sud che potrebbe mettere in discussione una futura vittoria. Problema di cui Meloni è consapevole tant’è che Donzelli ieri parlava di nuova legge elettorale e, a un passo dal voto, la destra ha tirato fuori un condono. Non ha funzionato. Almeno per FdI che non ha stravinto nei derby interni impegnato – in Campania – in una gara sul filo con Forza Italia mentre in Veneto è stato surclassato dalla Lega di Zaia.

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