Un giro d’affari che cresce del 9,1% e supera i tre miliardi di euro, grazie anche all’ultima acquisizione fatta dal Gruppo guidato da Antonio Baravalle, un utile netto salito a 82 milioni di euro e un Ebitda migliorato sul 2023 del 18,6%. Lo storico player piemontese e italiano nel settore del caffè chiude un anno complesso, gravato da rincari della materia prima – ulteriori rialzi su Arabica e Robusta anche nei primi mesi del 2025 – e dalle incognite geopolitiche, e ne apre un altro in cui tengono banco i dazi imposti dall’amministrazione americana.
Sulla prima emergenza, quella dei costi del caffè in grani importato, Lavazza è intervenuta rivedendo i listini e rimettendoci un paio di punti di redditività. Sul secondo aspetto invece l’obiettivo di Baravalle è accelerare il piano industriale negli Stati Uniti, dove comunque Lavazza ha già oggi uno stabilimento, dopo l’acquisizione di Kicking horse, per garantire al brand italiano almeno il raddoppio dei volumi produttivi su un mercato più che promettente.
«Stiamo valutando di accelerare un piano di investimenti che originariamente si sarebbe sviluppato in cinque anni – spiega il ceo Baravalle – per far fronte alla domanda americana, quello che preoccupa però, e che stiamo valutando, sono gli eventuali dazi al 10% dalle importazioni dal Brasile, uno dei due paesi principali da cui compriamo materia prima». Un risico tutto da costruire, dunque, che fa dire a Baravalle, in Lavazza da quasi 14 anni, che quello in corso potrebbe essere l’anno più difficile, anche rispetto al periodo della Covid.
La quotazione in Borsa non è una opzione considerata – «Non ci serve – dice il ceo di Lavazza – anzi potrebbe essere controproducente per il nostro business» – mentre il Gruppo resta focalizzato sull’Opa realizzata sul 49% di Ivs con l’opzione sul 100% della società che si occupa di distribuzione automatica.
Sul fronte innovazione, «abbiamo sempre voluto mantenere i nostri investimenti in Ricerca e Sviluppo» sottolinea Baravalle che lancia, nell’anno del 130° anniversario del gruppo, il nuovo sistema Tablì, «prodotto che ci permette di aprire una nuova categoria merceologica, la “tab” fatta 100% di caffè, in un segmento strategico come quello del single-serve».