Storie Web giovedì, Febbraio 26

L’intelligenza artificiale è divenuta l’asse portante della strategia di crescita aziendale: è un messaggio “forte” quello che arriva dalla ricerca “Global Tech Agenda 2026” di McKinsey & Company, condotta su oltre 600 Chief Information Officer e leader tecnologici e alquanto indicativa di un cambio di paradigma netto. Per il 50% delle imprese oggetto in indagine, percentuale che sale al 54% tra le aziende più performanti, l’AI è infatti la priorità di investimento nei prossimi due anni davanti a cybersecurity e modernizzazione infrastrutturale.

Romanelli: «Cio sono architetti che integrano Ai»

Un’accelerata significativa, insomma, che si riflette anche nel riposizionamento del ruolo del Cio, sempre più attivo e partecipe nella definizione della strategia aziendale (il 64% delle aziende top performer lo considera fortemente coinvolto). «I Cio di successo – conferma in proposito Giulio Romanelli, senior partner di McKinsey – non sono più soltanto gestori dell’It, ma veri e propri architetti capaci di integrare intelligenza artificiale e dati nei processi decisionali per generare valore concreto e misurabile. Questa tendenza globale è evidente anche nel mercato italiano, dove le imprese registrano una crescente domanda di competenze digitali avanzate, l’esigenza di investire in tecnologie innovative e la necessità di adottare modelli organizzativi più agili».

Che cos’è il rewiring?

Lo studio parla esplicitamente di “rewiring”. Non un semplice aggiornamento della dotazione di risorse informatiche quindi, ma una vera e propria riscrittura dell’architettura di processo attorno a dati e AI. Le aziende leader stanno progressivamente adottando modelli operativi che seguono una logica “prodotto” e “piattaforma”, secondo la quale l’erogazione di tecnologia è allineata alla strategia di business per creare uno strato unificato di informazioni, tool di intelligenza artificiale e sistemi decisionali che governa processi e workflow. Quasi un’organizzazione “top performer” su dieci, secondo il rapporto, ha già adottato pienamente questi modelli e si tratta di una quota più che quadrupla rispetto alle altre organizzazioni. Il risultato di questo approccio?

Budget in aumento nel 2026

Maggiore velocità di execution e un Roi più elevato sugli investimenti tecnologici. A proposito di questi ultimi: la metà dei Cio prevede di aumentare nel 2026 il budget IT di oltre il 4% rispetto al 2025 mentre arriva al 28% la quota di aziende performanti che punta a incrementi superiori al 10%. Il filo logico che guida la spesa in innovazione, come rileva McKinsey, sta spostando il focus dall’efficienza alla velocità organizzativa: modernizzare l’infrastruttura, in altre parole, non basta più, perché la tecnologia (e l’AI in modo particolare) deve rendere più rapido il modo in cui l’impresa decide, produce ed evolve. «Il contesto italiano – osserva ancora Romanelli – è caratterizzato da una forte presenza di Pmi con livelli di digitalizzazione eterogenei e deve confrontarsi con la necessità di accelerare il proprio percorso di trasformazione rispetto a mercati più maturi e l’opportunità di compiere un salto di qualità nella digitalizzazione e nella competitività.

La sfida dell’agentic Ai

La faccia più dirompente di questa nuova architettura di crescita è senza dubbio l’Ai agentica, risorsa sulla quale le aziende più virtuose stanno investendo massicciamente per renderla scalabile. Le difficoltà legate alla sua implementazione, come si legge nel rapporto McKinsey, però non mancano: un quarto dei Cio top performer ammette di non disporre ancora delle basi dati necessarie per adottarla in modo sicuro e affidabile mentre quasi un terzo dell’intero campione segnala mancanze in fatto di competenze tecnologiche dedicate, oltre a complessità varie in termini di integrazione nei sistemi informativi esistenti. Il vero nodo, osservano gli esperti, si palesa soprattutto quando si tratta di insegnare alle persone dell’azienda a usare in modo adeguato gli agenti intelligenti e di motivarle all’impiego di questi strumenti nei processi quotidiani. Il 24% dei top performer, non a caso, indica il change management come sfida chiave per scalare l’AI dentro le organizzazioni. Ed è per questo motivo, infine, che le imprese più avanzate stanno agendo simultaneamente su tre diverse leve – insourcing, reskilling e assunzioni mirate – per superare questo ostacolo: quasi la metà dei top performer prevede di riportare in-house competenze tech strategiche entro i prossimi due anni e un’altra metà pensa di investire nella riqualificazione della forza lavoro interna, riducendo la dipendenza strutturale dall’outsourcing che ancora caratterizza molte realtà meno mature.

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