Storie Web venerdì, Ottobre 30

L’Unione Europea lavora per recuperare il ritardo accumulato nel settore dei droni, strategico dal punto di vista militare, e aprirà i primi due “hub” tecnologici europei dedicati a questi asset, uno nel poligono militare di Selonia in Lettonia e l’altro a Scheveningen, nei Paesi Bassi. L’esperienza dell’Ucraina ha infatti dato la linea.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«Il polo in Lettonia – ha spiegato il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, durante un convegno dedicato all’industria militare organizzato dalla Nato a Riga – si concentrerà su tecnologie per droni terrestri e aerei e sui relativi sistemi di contrasto, mentre quello nei Paesi Bassi sarà incentrato sulla sicurezza marittima e dei fondali marini». Due «ambiti diversi – ha continuato Dombrovskis – ma con un obiettivo comune: accelerare lo sviluppo, la sperimentazione e l’impiego di soluzioni efficaci, sia per l’utilizzo di droni che per il loro contrasto».

I due hub sono i progetti pilota del piano Decoder (Drone and Counter-Drone European Resolve), uno dei primi cinque progetti europei di interesse comune in materia di difesa. I due hub pilota dovrebbero gettare le basi per una rete europea più ampia, collegando competenze nazionali, industria e utenti operativi per accelerare lo sviluppo, la sperimentazione e l’impiego di soluzioni per droni e sistemi anti-drone.

L’hub lettone

L’hub lettone sarà situato al centro Nato per l’innovazione (Nato Innovation Range), rafforzando la cooperazione Ue-Nato nell’innovazione della difesa. «Rafforzare le nostre difese – ha ricordato Dombrovskis – non significa solo spendere di più. Significa spendere meglio e spendere insieme. È esattamente quello che offre il progetto Decoder. È uno dei primi cinque progetti europei di difesa di interesse comune nell’ambito del Programma per l’industria europea della difesa e aiuterà i Paesi europei a sviluppare, potenziare e impiegare droni, nonché i sistemi e le tecnologie necessari per neutralizzare quelli ostili». In questo modo, ha aggiunto, «Decoder colmerà lacune critiche in termini di capacità e rafforzerà la base industriale della difesa europea”. La creazione degli hub è “un passo concreto per trasferire più rapidamente le tecnologie critiche legate ai droni dal laboratorio al campo operativo. Per quanto riguarda i droni e i sistemi di contrasto ai droni, l’Europa gode di un vantaggio decisivo: il partenariato con l’Ucraina».

L’esperienza dell’Ucraina

«L’esperienza dell’Ucraina nella guerra condotta usando i droni – ha notato Dombrovskis – è stata un elemento centrale della difesa contro l’invasione su larga scala da parte della Russia. Ora, l’esperienza maturata sul campo di battaglia può aiutarci a innovare più rapidamente e a rafforzare le nostre capacità». Per questo, ha aggiunto, «abbiamo lanciato l’Alleanza Ue-Ucraina sui droni, che riunisce aziende europee e ucraine per sviluppare e produrre, fianco a fianco, i droni e i sistemi di contrasto di cui abbiamo bisogno». Secondo Dombrovskis, infine, «quando i poli europei per la tecnologia dei droni e i centri di innovazione della Nato (Innovation Ranges) lavorano in stretta sinergia, la cooperazione tra Ue e Nato raggiunge un nuovo livello. Questo salto di qualità nella cooperazione tra Ue e Nato contribuirà a massimizzare il nostro impatto collettivo, a evitare duplicazioni e a garantire che i nostri sistemi siano al contempo innovativi e interoperabili. E contribuirà a un’Europa più forte – ha concluso – all’interno di una Nato più forte».

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