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La super influenza rallenta, ma la ragione è legata alle feste: «Presto tornerà a crescere»

La super influenza, alimentata dalla variante K, in Italia sembra aver rallentato la sua corsa: sono stati circa 820mila i nuovi casi nella settimana di Natale, dal 22 al 28 dicembre, in frenata rispetto ai 980.000 contagi della settimana precedente. Mentre il totale degli italiani finiti a letto dall’inizio della sorveglianza sale a 6,7 milioni di casi. Il nuovo report RespiVirNet appena pubblicato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) può sembrare sorprendente, ma per gli esperti è presto per cantar vittoria. Anche perché la diminuzione dell’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute in Italia ha una ragione “fisiologica” e cioè il fatto che in questo periodo ci siano minori segnalazioni dei medici di famiglia in conseguenza della riduzione del numero di visite durante le festività e anche della chiusura delle scuole. La stagione si annuncia comunque intensa e potrebbe superare il record di oltre 14 milioni di casi complessivi registrati in Italia nella stagione 2024-2024. Che si tratta di una super influenza lo confermano anche i dati che arrivano dall’estero con tanti casi, molti ricoveri e diversi decessi: dagli Usa all’Inghilterra.

I numeri registrati dall’Iss nell’ultima settimana

Il rapporto dell’Iss indica che nella settimana dal 22 al 28 dicembre l’incidenza è stata pari a 14,5 casi per 1.000 assistiti contro i 17,1 casi dei 7 giorni precedenti. L’incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia di età 0-4 anni, con circa 39 casi per 1.000 assistiti. Gli esperti del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto precisano come il calo sia “più evidente nei dati provenienti dalle comunità rispetto al flusso ospedaliero. L’incidenza quindi potrebbe tornare a salire, o comunque rimanere alta anche nelle prossime settimane”. L’intensità è molto alta in Sicilia, alta in Campania, media in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Umbria e Puglia, mentre è bassa in tutte le altre. Nella stessa settimana, sia nella comunità che nel flusso ospedaliero, si è registrato per l’influenza un alto tasso di positività nelle persone con infezioni respiratorie, soprattutto in ambito ospedaliero (22,2% e 50,3% rispettivamente). La sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza evidenzia un aumento del numero di casi nella settimana 51 (corrispondente al periodo 16-22 dicembre) rispetto alla stessa settimana della stagione precedente. Il sottotipo più prevalente tra le forme gravi è A(H3N2) e cioè la cosiddetta variante K. Si segnala che la maggior parte dei casi di influenza grave e con complicanze riguarda persone non vaccinate. Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, nella comunità la percentuale di virus A (H3N2) risulta ampiamente maggiore rispetto ai virus A (H1N1) pdm09. Anche nel flusso ospedaliero si osserva una percentuale più alta di virus A (H3N2) rispetto a quella dei virus A (H1N1) pdm09.

Per gli esperti i contagi torneranno a crescere

“Si tratta di un calo classico di ogni periodo festivo”, avverte Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano. “Rimaniamo in attesa dei risultati delle prossime settimane. È possibile che siamo davvero sul plateau, sulla cima del valore dell’incidenza, però poi il momento critico sarà appunto quello del rientro dalle ferie. Penso in particolare – precisa il virologo – alla riapertura delle scuole”. D’altronde lo segnalano anche gli esperti dell’Iss: “Il calo registrato questa settimana potrebbe essere attribuibile alle minori segnalazioni effettuate da parte dei medici di famiglia nella settimana di Natale, come dimostra anche il fatto che è più evidente nei dati provenienti dalle comunità rispetto al flusso ospedaliero”. Per gli specialisti del dipartimento di Malattie Infettive “l’incidenza potrebbe tornare a salire, o comunque rimanere alta anche nelle prossime settimane”. Anche per l’epidemiologo romano Massimo Ciccozzi “c’è stata un piccola frenata dell’influenza, fisiologica, dovuta anche ai conteggi dei sistemi di sorveglianza che sotto le feste di Natale rallentano. Mi aspetto un aumento dei contagi già dal prossimo bollettino ma l’importante è che i vaccinati hanno sintomatologia molto più lieve rispetto ai non immunizzati che però vanno ad intasare i pronto soccorso. Anch’io vaccinato ho preso l’influenza, in questi giorni, ma il massimo delle temperatura che ho avuto è 37.2 e questo grazie proprio al vaccino che tiene bassi i sintomi della malattia”.

L’impatto in Inghilterra e negli Stati Uniti

Anche in Inghilterra i casi di influenza iniziano a stabilizzarsi, ma gli ospedali restano pieni e le autorità sanitarie sono preoccupate per gli effetti che potrà avere l’ondaga di gelo in arrivo. Nel Paese, fra i primi a sperimentare l’impatto della super flu, “i ricoveri ospedalieri hanno comunque superato quota 3mila nella settimana prima di Natale”, si legge nell’aggiornamento diffuso dal National Health Service. Seppur “in leggero calo rispetto alla precedente”, gli ospedali “rimangono estremamente affollati, con circa il 95% dei letti per adulti occupati” e complessivamente “94.118 pazienti ricoverati ogni giorno”. Oltre all’influenza, precisa l’Nhs, “anche altri virus invernali continuano a circolare, con una media di 707 pazienti ricoverati con Covid, mentre la scorsa settimana erano 285 al giorno i pazienti ricoverati con norovirus”. Se “i casi di influenza non sono aumentati ulteriormente” è anche “grazie anche all’intensificazione degli sforzi vaccinali da parte del personale del Nhs”. Al momento “quasi 18,5 milioni di persone sono state vaccinate contro l’influenza: mezzo milione in più rispetto alla stessa settimana dell’anno scorso”. Intanto negli Usa si registra una impennata di casi di influenza negli Usa. I Cdc, Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, stimano che nella stagione in corso – fino al 20 dicembre – ci siano stati almeno 7,5 milioni di casi, 81mila ricoveri ospedalieri e 3.100 decessi per influenza; almeno 8 bambini sono morti. Tra gli stati più colpiti l’agenzia cita Colorado, Louisiana, New Jersey, New York e Carolina del Sud. Il flusso dei dati da test di laboratorio, visite ambulatoriali, ricoveri ospedalieri e mortalità sono tutti in aumento. Le ospedalizzazioni sono più che raddoppiate in 7 giorni: oltre 19mila persone sono state ricoverate per influenza durante l’ultima settimana monitorata, rispetto alle circa 9.900 della precedente. “Gli indicatori di gravità rimangono bassi al momento, ma si prevede che l’attività influenzale continuerà per diverse settimane”, prospettano i Cdc.

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