Storie Web sabato, Febbraio 14
La retromarcia di Trump: l’Ice lascia Minneapolis

L’amministrazione Trump dichiara la fine della “surge” a Minneapolis e in Minnesota, della drammatica offensiva anti-immigrati che al suo apice ha mobilitato oltre tremila agenti federali armati fino ai denti tra accuse di violenze, abusi e dell’uccisione immotivata di due cittadini americani.

«L’operazione Metro Surge sta terminando» ha dichiarato lo zar delle frontiere Tom Homan, inviato di Donald Trump a Minneapolis per cercare di far rientrare la crisi. «Nella prossima settimana dispiegheremo gli agenti qui assegnati nuovamente nelle loro sedi di appartenenza e in altre aree del paese dove siano richiesti».

Homan, nonostante le polemiche, ha celebrato l’operazione come un successo: ha rivendicato 4.000 arresti nello stato e affermato che «grazie ai nostri sforzi il Minnesota ora è meno un santuario di criminali». Ha anche vantato maggior cooperazione delle autorità locali, il governatore Tim Walz e il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, entrambi democratici.

La risposta, secca, non è tardata. Walz ha condannato l’offensiva dell’amministrazione, durate due mesi, come un’azione di guerra: «Un assalto ingiustificato e molto spesso incostituzionale al nostro stato. Che ci lascia con gravi ferite, traumi che dureranno generazioni. Con macerie economiche e molti interrogativi senza risposta». Ha incalzato chiedendo risarcimenti dei danni: «Il governo federale deve pagare per quello che ha distrutto». E ha negato cambiamenti nelle politiche dello stato: «Il Minnesota gestisce l’immigrazione esattamente come ha sempre fatto».

Trump ha trasformato l’operazione a Minneapolis in una vetrina della sua campagna contro immigrati e irregolari, una vetrina che però alla fine si è trasformata in boomerang: ha rivelato, hanno accusato i critici, soprattutto violenze, violazioni di diritti e spesso incompetenza delle forze mobilitate. Il Minnesota è parso fin da subito un obiettivo anzitutto politico: è uno stato con pochi immigrati e pochissimi clandestini. La strategia sul campo è ben presto degenerata: gran parte di fermati o arrestati non erano accusati di reati; sono stati incarcerati bambini nelle retate nei pressi di scuole; pacifici dimostranti sono stati attaccati; residenti sono stati aggrediti nelle loro case e nelle loro auto, trascinati a forza in strada con finestrini spaccati dal calcio dei fucili.

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