“L’arrivo della prossima pandemia è solo questione di tempo: la domanda non è se” arriverà, “ma quando”. Lo ha ribadito il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel suo discorso a New York al Meeting di alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie.
“Il mondo non è abbastanza preparato ad affrontare una nuova emergenza”
“Non si può mai dire che il mondo sia abbastanza preparato” ad affrontare una nuova emergenza globale, perché “la minaccia evolve e altrettanto dobbiamo fare noi”, ha spiegato. Ma alla domanda se “oggi il mondo è più pronto di quanto non lo fosse prima del Covid”, per il Dg dell’Oms la risposta “sì e no”.
Il tassello mancante è “il Pabs, il Sistema di accesso ai patogeni e di condivisione dei benefici, su cui i Paesi stanno continuando a negoziare”. E allora “vi lascio con una sola richiesta, una soltanto: portate a termine il Pabs, fatelo il prima possibile”, è l’appello di Tedros. “Vi prego di concludere i negoziati al più presto”, perché “ulteriori ritardi – avverte – costeranno caro a tutti i Paesi quando arriverà la prossima pandemia”.
“Poco dopo la mia elezione a direttore generale nel 2017 – ha ricordato il capo dell’Oms – fui invitato a intervenire a un evento alla Columbia University, qui New York, durante i lavori dell’Assemblea generale” Onu. “Il titolo era: ‘Il mondo è pronto per la prossima pandemia?’ La mia risposta fu no. Poco più di 2 anni dopo arrivò Covid-19 e, in effetti, il mondo non era preparato. Si è trattato della più grave crisi sanitaria globale dell’ultimo secolo, che ha causato oltre 20 milioni di morti in eccesso e ha sottratto oltre 10.000 miliardi di dollari all’economia mondiale. La pandemia ha messo a nudo e ha esacerbato le criticità della sicurezza sanitaria globale”. E così, “durante la pandemia e nel periodo successivo, l’Oms ha avviato 10 iniziative in 5 aree chiave per rendere il mondo più sicuro di fronte a future epidemie e pandemie”: il Fondo pandemico, la Revisione universale della preparazione e della salute, il Centro Oms per l’Intelligence su pandemie ed epidemie di Berlino, l’Act-Accelerator, il Covax, la Rete provvisoria per le contromisure mediche, il Programma di trasferimento tecnologico per l’mRna in Sudafrica, l’Iniziativa di formazione della forza lavoro per la bio-produzione nella Repubblica di Corea, il BioHun dell’Oms in Svizzera e il Corpo globale per le emergenze sanitarie, ha elencato il Dg.
“Gli Stati membri – ha continuato – hanno anche consolidato il quadro giuridico internazionale che disciplina la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie”, e “2 anni fa hanno adottato un pacchetto di emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, entrati in vigore lo scorso settembre”. Ancora, “durante l’Assemblea mondiale della sanità dell’anno scorso avete adottato l’Accordo dell’Oms sulle pandemie” che rappresenta “un traguardo storico. In un mondo diviso e fonte di divisioni, i Paesi hanno trovato un terreno comune per un obiettivo condiviso. Avete dimostrato che il multilateralismo funziona ancora ed è più vivo che mai”. Ora, però, “l’ultima tessera del puzzle è il Pabs”. Su questo, “sebbene permangano delle divergenze, sono fiducioso che i Paesi troveranno un punto d’incontro, proprio come hanno fatto per l’Accordo pandemico. È fondamentale che ciò avvenga affinché l’Accordo possa avviare l’iter di ratifica ed entrare in vigore come norma di diritto internazionale”, esorta Tedros.












