Storie Web mercoledì, Aprile 1

Una stretta sull’architettura algoritmica che governa la selezione, la sequenza, l’amplificazione e la tempistica dei contenuti nelle piattaforme digitali. Il tutto per porre un freno a contenuti illegali, disinformazione e incitamento all’odio.

È quanto prevede il disegno di legge del Pd, presentato mercoledì primo aprile al Senato – primi firmatari i senatori Antonio Nicita e Lorenzo Basso – che punta ad affrontare in modo organico i principali rischi dell’ecosistema digitale introducendo la dipendenza algoritmica, l’influenza algoritmica e la manipolazione algoritmica selettiva tra le pratiche vietate e colmando un vuoto normativo che oggi riguarda la tutela delle persone, la trasparenza dei sistemi e la responsabilità personale di chi progetta e governa piattaforme online e modelli di AI.

Un tema reso ancor più attuale dalle ultime sentenze americane che hanno certificato le responsabilità per danni psicologici causati da algoritmi e funzioni progettate per creare assuefazione.

Le tre condotte algoritmiche vietate

Il disegno di legge, che si compone di 13 articoli, individua e definisce tre categorie distinte di condotte algoritmiche vietate, ciascuna con un proprio regime giuridico.

La prima è la dipendenza algoritmica — la capacità prevedibile e sistematica di specifiche architetture di design di indurre un uso compulsivo e compromettere la capacità dell’utente di interrompere volontariamente la fruizione del servizio. Il fondamento scientifico è consolidato: lo scroll infinito, l’autoplay, i sistemi di notifica a rinforzo variabile e i meccanismi di gamification come gli streaks e i badge sfruttano il circuito dopaminergico della ricompensa in modi che le neuroscienze cliniche hanno documentato e la ricerca epidemiologica ha correlato a un deterioramento misurabile degli indicatori di salute mentale, particolarmente negli adolescenti. La definizione del disegno di legge segue questa evidenza: la dipendenza algoritmica non è un’etichetta psicologica ma una qualificazione giuridica di scelte di design che, rispetto alle alternative disponibili, riducono sistematicamente l’autonomia dell’utente.

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