Se quella del farmacista un tempo era una professione ambita che i genitori sognavano per i figli accanto a quella del medico o del notaio oggi i giovani freschi di laurea in farmacia la pensano diversamente, almeno in maggioranza preferendo magari andare a lavorare nelle aziende della farmaceutica o della chimica. Visto che ormai meno della metà dei laureati (il 48,1%) lavora in una farmacia a tre anni dal titolo, quando invece erano quasi tre su quattro (il 72,8%) nel 2010 mentre nel 2020 erano ancora il 66%, segno che questo crollo di appeal della professione si è accentuato soprattutto negli ultimi anni. Un vero paradosso se si pensa che la farmacia è esplosa con il Covid diventando il fulcro di tanti nuovi servizi – dalle vaccinazioni fino alla telemedicina – con il riconoscimento ufficiale nella manovra dell’anno scorso che stanzia 50 milioni l’anno per la farmacia dei servizi. A mettere in fila i numeri che raccontano la crisi di una delle professione più prestigiose è la Fenagifar, la Federazione nazionale delle associazioni dei giovani farmacisti che ha deciso di avviare un tour – «Il farmacista che verrà» – in 11 atenei (si comincia domani alla Sapienza di Roma) per cambiare questa narrativa e raccogliere innanzitutto le aspettative degli studenti. Che sono tra l’altro sempre di meno perché anche i laureati in farmacia sono in calo costante: erano oltre 5mila 10 anni fa sono crollati a circa 4mila nel 2023-24 anche se l’anno scorso sono risaliti a 4600, numeri comunque insufficienti per la domanda di farmacisti.
«Molti ragazzi lo percepiscono come un percorso lungo e impegnativo, a fronte di sbocchi che conoscono poco o immaginano limitati», avverte Francesco Ferro Russo, Presidente di Fenagifar. Che sottolinea poi come «chi si laurea, poi, spesso guarda altrove. A pesare sono il carico di lavoro e la difficile conciliazione con la vita privata, la percezione di scarse possibilità di crescita professionale e l’attesa per l’adeguamento contrattuale. A questo si aggiunge una concezione della farmacia spesso ancora legata alla sola dispensazione, che non rende giustizia all’evoluzione della professione. Per questo abbiamo deciso di fare un tour nelle università italiane, focalizzato sull’ascolto e sulle legittime aspettative degli studenti. Vogliamo far luce sulle nuove prospettive della professione e fugare i loro dubbi, mettendo al centro le competenze». «Far conoscere agli studenti la realtà della farmacia di comunità, con le sue nuove opportunità professionali, è un investimento sul futuro della professione», aggiunge Marco Cossolo, presidente Federfarma, che si sofferma sul tema salariale e sul rinnovo del contratto: «Siamo consapevoli delle loro aspettative, e intendiamo arrivare alla conclusione delle trattative in tempi brevi, tenendo conto anche della sostenibilità per le farmacie, in particolare per quelle più piccole e rurali». A pesare sulla perdita di appeal – oltre a carichi di lavoro e buroocrazia – sono infatti anche gli stipendi che subito dopo l’assunzione secondo Almalaurea si aggirano sui 1500 euro al mese salendo a circa 1700 euro dopo tre anni.













