Storie Web venerdì, Aprile 4
Notiziario

La guerra commerciale globale scatenata da Trump contro il mondo ha lasciato gli Stati Uniti con pochissimi amici e moltissimi nemici. Anche se, beninteso, tutti pronti a trattare perché consapevoli della “strategia negoziale” del tycoon: prima il nodoso bastone e poi la carota in cambio di concessioni di vario tipo (a partire probabilmente dal finanziamento del debito Usa).

Trump: con i dazi la nostra dichiarazione d’indipendenza economica

Ma vediamo nel dettaglio la mappa del nuovo “Liberation Day” americano (auto a parte), che in teoria dovrebbe punire i Paesi con il maggior surplus commerciale verso gli Stati Uniti ma che in pratica procede – almeno in apparenza – con il consueto approccio caotico trumpiano.

I «salvati»

Tra la cinquantina di Paesi bersaglio dei dazi di Trump, c’è un gruppetto di “fortunati” che si vede affibbiare tariffe al minimo sindacale del 10%.

Si tratta di Gran Bretagna e parte dell’ex Impero (Australia, Singapore, Nuova Zelanda), di alcuni Paesi del Golfo (Emirati Arabi e Arabia Saudita), di un pezzetto di Nordafrica (Egitto, Marocco), della Turchia e soprattutto di gran parte del Sudamerica (Argentina, Cile, Colombia, Perù, Costa Rica, Repubblica Domenicana, Ecuador, Guatemala, Honduras e Salvador).

Dazi Usa, Von der Leyen: “Conseguenze terribili, pronti a contromisure”

Messico e Canada non rientrano nel pacchetto del “Liberation Day” per via dei dazi al 25% già disposti con ordini esecutivi.

Condividere.
© 2025 Mahalsa Italia. Tutti i diritti riservati.