Storie Web lunedì, Ottobre 19

«In tutto ciò che facciamo e offriamo per noi non è importante la quantità, la ma qualità»: è gentile e netto Taku Morikawa, da quasi dieci anni alla guida di Uniqlo Europe, la divisione del marchio più importante del gruppo giapponese Fast Retailing. Essenzialità, funzionalità, design minimal ma non banale, alimentano non solo una formula di stile sempre più amata in tutto il mondo, come confermano i recenti dati dell’ultimo esercizio fiscale, ma anche l’accorta strategia retail del marchio, che oggi ha 2.500 negozi. In Italia è giunto nel 2019, con il negozio di piazza Cordusio a Milano, e solo cinque anni dopo ha aperto lo store di Roma in via del Corso, seguito pochi mesi dopo dalle seconde aperture nelle due città. A distanza di tre anni, la prossima primavera è atteso il terzo negozio in area milanese, mille metri quadri su due livelli nel centro commerciale Il Centro di Arese.

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«L’Italia è un mercato molto importante, i clienti conoscono bene la moda e apprezzano i classici, li ascoltiamo con attenzione proprio in virtù di questa diffusa cultura del prodotto. E devo dire che il traffico nei nostri negozi è impressionante», nota Morikawa.

Taku Morikawa è ceo di Uniqlo Europe dal 2017

“Impressionanti” sono anche i dati dell’anno fiscale 25-26 di Fast Retailing, che si è chiuso lo scorso agosto: il gruppo nato nel 1963 e guidato dal presidente e ceo Tadashi Yanai, ha registrato infatti le vendite più alte di sempre, pari a 3,96 trilioni di yen (circa 23,6 miliardi di euro), in aumento del 16,6% rispetto all’esercizio precedente e in crescita per il quinto anno di seguito, e con un’ulteriore crescita (+12,3%) già attesa per il 26-27. Uniqlo, che genera quasi il 70% delle vendite del gruppo, è cresciuto di ben il 26%, segnando l’aumento più marcato proprio in Europa (+38,7%) e in Nord America (+34,6%), mercati che insieme per la prima volta superano la Cina.

Non altrettanto bene sono andati i gruppi competitor, anche se diversi in virtù del loro spiccato orientamento fashion: nella prima metà dell’anno Inditex ha registrato un aumento del 7,6%, mentre i primi nove mesi 2026 per H&M si sono chiusi sostanzialmente in parità rispetto allo stesso periodo del 2025. Con la consueta cortesia giapponese, Morikawa non commenta questa diversa performance: «Credo che soprattutto dopo il Covid le persone vogliano acquistare capi funzionali, che li aiutano a vivere meglio – afferma -. È la nostra filosofia LifeWear, con la quale proponiamo prodotti di qualità e con un bel design, che siano longevi e in ultima analisi semplificano la vita. Non guardiamo cosa fanno gli altri, per noi conta ascoltare i nostri clienti, raccogliere le loro richieste come le loro lamentele, soprattutto nei negozi che, nonostante l’e-commerce stia crescendo e oggi generi il 20% delle vendite, restano i nostri più importanti punti di contatto con i clienti. Questi dati vengono poi girati ai nostri centri di ricerca e sviluppo di Parigi e Londra, per orientare e migliorare la nostra offerta. Per esempio, dopo aver raccolto molte indicazioni a riguardo, abbiamo adeguato i nostri capi con tecnologia Blocktech (idrorepellenti, antivento e traspiranti, ndr) ai diversi climi asiatici ed europei».

Look della collezione AI 26-27 firmata da JW Anderson per Uniqlo

Ascoltare il mercato significa anche abbracciare la sfida, e l’opportunità, del second hand, servizio che i competitor offrono già da tempo: «Abbiamo lanciato un progetto pilota in tre negozi in Giappone, l’intenzione è certamente di espanderlo – continua il ceo -. In tema di estensioni di mercato, vorremmo portare anche in Europa il marchio Gu (sempre nel portfolio Fast Retaling, ndr), oggi in Giappone, Cina, Taiwan e Stati Uniti e che da gennaio è guidato da Francesco Risso. Tuttavia, non puntiamo a essere i primi per vendite, quanto a sostenere le persone nelle loro vite e sempre con senso di responsabilità».

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