Storie Web venerdì, Marzo 20

Dopo due anni di attesa, la Fifa si è pronunciata su due richieste palestinesi: ha sanzionato Israele per aver violato le sue norme anti discriminazione, ma ha invece chiuso il caso relativo ai club calcistici israeliani nella Cisgiordania occupata.

L’organismo guidato da Gianni Infantino non ha sospeso la Federazione israeliana (Ifa), come richiesto da quella palestinese dal 2024, ma le ha inflitto una multa di165.000 euro per “gravi e ripetute violazioni” dei suoi obblighi di lotta alla discriminazione.

In una lunga sentenza, la Fifa descrive nel dettaglio una serie di comportamenti razzisti nel calcio israeliano, che vanno dagli slogan che esaltano la purezza razziale sugli spalti del Beitar Gerusalemme agli insulti rivolti ai giocatori arabi, includendo “messaggi politici e militaristici” da parte dei leader delle leghe professionistiche e del Maccabi Netanya sui loro social media.

Secondo la Fifa, l’Ifa “non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica di condanna del razzismo, non ha lanciato alcuna campagna antidiscriminazione e non ha intrapreso alcuna iniziativa per promuovere l’inclusione di giocatori arabi o palestinesi”.

Nel frattempo, un altro organo interno alla Fifa, il Comitato per la governance, l’audit e la conformità, ha deciso di non intraprendere azioni verso i club israeliani situati negli insediamenti illegali in Cisgiordania e che sono riconosciuti dall’Ifa.

Secondo il Comitato, “lo status giuridico della Cisgiordania rimane una questione irrisolta e molto complessa secondo il diritto internazionale” e piuttosto che sanzionare Israele, “la Fifa dovrebbe continuare a promuovere il dialogo e offrire mediazione” tra le federazioni israeliana e palestinese.

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