Agosto è un mese terribile per la Russia e la crisi economica, accelerata dagli attacchi ucraini alle raffinerie e ai nodi energetici di Mosca, è difficile sopportare dai russi.
La serie di attacchi riusciti contro i principali impianti di raffinazione nella Russia europea ha provocato il fermo temporaneo di diverse unità di conversione e distillazione. Con una quota rilevante della capacità di raffinazione nazionale fuori uso o a regime ridotto, il mercato interno si è trovato ad affrontare un ammanetto di offerta.
Per evitare un prosciugamento completo delle scorte strategiche, le autorità russe hanno dovuto incrementare gli acquisti di carburanti raffinati dall’estero — con la Bielorussia a fare da principale fornitore — e sospendere temporaneamente i limiti o riorganizzare i flussi di export verso i mercati esteri per dare priorità al consumo domestico.
Ma le file alle pompe di rifornimento sono chilometriche
