Il caso di Siemens è tra i più eloquenti in materia. Il gruppo tedesco ha “raccontato di avere costruito” una piattaforma interna per utilizzare diversi modelli, fra cui Qwen, DeepSeek e quelli dell’europea Mistral. L’infrastruttura, gestita dal gruppo, consente ai dipendenti di ricorrere a sistemi differenti senza spostare necessariamente all’esterno codice e informazioni aziendali. La possibilità di sostituire il modello diventa così un requisito industriale, oltre che tecnologico: se una famiglia smette di aggiornarsi o peggiorano le condizioni di accesso, un’altra può prenderne il posto. Questa flessibilità richiede investimenti in gpu, software e personale qualificato.
Poter usare un modello a pesi aperti come quelli cinesi dà anche maggiori libertà in alcuni casi specifici. A luglio Hugging Face è stata penetrata da agenti di OpenAI usciti da un ambiente di valutazione. L’azienda ha “ricostruito circa 17.600 azioni dell’intrusione” . Per analizzarne i comandi, i modelli di Anthropic, non aperti, inizialmente impiegati rifiutavano parte delle richieste, interpretandole come attività offensive. Hugging Face ha allora installato localmente GLM-5.2, sviluppato dalla cinese Z.ai, riuscendo a decifrare i payload e a proseguire le indagini senza trasferire i dati dell’incidente a un fornitore esterno.
Anche la francese Mistral ha modelli aperti di frontiera, come Mistral Large 3, ma quelli più potenti ora arrivano dalla Cina.
A confermare il crescente peso della geopolitica sulle scelte aziendali, un’altra notizia giunge dagli USA. Il 20 ottobre Washington ha pubblicato sul “Federal Register” l’ordine che esclude i prodotti DeepSeek dagli acquisti delle agenzie federali civili e ne dispone la rimozione dai sistemi informatici, compresi determinati prodotti di terzi basati sulle sue implementazioni. Il provvedimento riguarda le amministrazioni federali, non l’intero mercato privato americano. Insieme alla mossa cinese mostra però come la nazionalità del produttore sia ormai un elemento delle politiche tecnologiche, anche quando il software è aperto.
L’Europa segue una logica diversa. L’”AI Act” riconosce il contributo dei modelli liberi alla ricerca e alla concorrenza e alleggerisce alcuni obblighi documentali per i fornitori che distribuiscono modelli realmente open source, con licenze e informazioni tecniche adeguate. Bruxelles favorisce l’apertura dei modelli, ma certo non può garantirne la futura disponibilità dall’estero.




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