Storie Web martedì, Marzo 31

Kentucky Fried Chicken accelera sull’Italia e mette nel mirino il 2026 con un piano di espansione che combina crescita industriale e occupazionale: 35 milioni di euro di investimenti, 35 nuove aperture e oltre 800 assunzioni. Un salto dimensionale che dovrebbe portare il giro d’affari a 281 milioni di euro, in aumento del 22% rispetto al 2025, confermando il Paese come uno dei mercati più dinamici per il gruppo.

L’anno in corso rappresenterà dunque un passaggio chiave nella traiettoria di sviluppo del colosso americano del pollo fritto, con una rete destinata a salire a 185 ristoranti e una base clienti attesa in salita del 20%, fino a 36,7 milioni di consumatori. Numeri che raccontano un modello di business ormai consolidato, capace di intercettare una domanda sempre più orientata a velocità, accessibilità e integrazione digitale dell’esperienza di consumo.

A sostenere questa accelerazione è una chiusura del 2025 particolarmente robusta. Kfc Italia ha archiviato l’anno con ricavi pari a 230,4 milioni di euro, in aumento del 29% sul 2024, una performance doppia rispetto alla crescita dei fast food nel Paese. I ristoranti attivi hanno raggiunto quota 150 (+32%), mentre i clienti serviti sono stati 30,5 milioni (+22%), con 3.750 addetti complessivi. «Il 2025 ha rappresentato per Kfc Italia molto più di un anno record: è stata la conferma che il nostro modello di sviluppo è solido, distintivo e pienamente in sintonia con l’evoluzione del mercato», osserva l’amministratore delegato Corrado Cagnola. «In un contesto in cui il segmento cresce a ritmi tra i più alti al mondo, abbiamo scelto di alzare ulteriormente l’asticella, registrando un +29% di ricavi, il doppio della media del comparto».

Il piano per il 2026 si inserisce in una strategia più ampia che guarda al medio periodo, con l’obiettivo di raggiungere 250 ristoranti e circa 390 milioni di euro di fatturato entro il 2028, sostenuti da investimenti complessivi per 105 milioni. Una traiettoria che rafforza il posizionamento dell’Italia come mercato prioritario per la crescita europea del gruppo.

Alla base di questo sviluppo c’è anche l’evoluzione del modello industriale. Accanto al consolidamento del franchising, che resta prevalente, si alza il peso dei ristoranti a gestione diretta, passati al 16% della rete nel 2025 e destinati a salire progressivamente. Una scelta che consente maggiore controllo operativo e sperimentazione, senza rinunciare al contributo dei partner locali. «L’incremento dimensionale è solo una parte del nostro progetto», sottolinea ancora Cagnola: «Il futuro della ristorazione commerciale sarà sempre più fondato sull’integrazione tra tecnologia, prodotto ed esperienza. Stiamo investendo in piattaforme digitali proprietarie per conoscere meglio i nostri clienti e offrire un’esperienza personalizzata e fluida».

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