L’Italia è all’avanguardia, a livello mondiale, nella realizzazione di cavi superconduttivi da utilizzare per applicazioni industriali e per trasmettere energia rinnovabile. Lo conferma, indirettamente, uno studio, appena uscito, di Nature, la più importante rivista scientifica al mondo, in cui si dice che la tecnologia MgB2 (diboruro di magnesio, quella, appunto, dei fili superconduttivi) è la migliore, sotto il profilo costi-benefici, per creare infrastrutture per il trasporto, su lunghe distanze, di energia e idrogeno liquido. Quest’ultimo, peraltro, permette di raffreddare il superconduttore, consentendo il passaggio di elettroni e azzerando perdite e dispersioni. Lo studio di Nature è stato portato avanti da università e istituti di ricerca cinesi nonché dall’ateneo di Cambridge e ha messo a confronto con l’MgB2, risultato il migliore, con le tecnologie Bscco (ossido di rame, calcio, stronzio, bismuto) e Ybco (ossido di ittrio, bario e rame).
Oggi esistono pochissime aziende, al mondo, in grado di produrre fili in MgB2: si contano sulle dita di una mano, tra Usa, Corea del Sud, Giappone, Cina e Italia. L’unica realtà, però, che finora può vantare un processo produttivo brevettato del superconduttore adatto alla fabbricazione di cavi flessibili (all’interno dei quali corrono, appunto, i fili superconduttivi) per la trasmissione di energia attraverso processi industriali, è italiana. Si tratta dell’azienda ligure Asg (che fa capo alla famiglia Malacalza) la quale, non a caso, ha già fornito questa tecnologia al Cern, dove sono stati prodotti, e sono attualmente operativi, numerosi cavi che alimenteranno l’acceleratore di particelle Lhc (Large hadron collider), nel suo upgrade denominato Hilumi.
Cavo realizzato da Asg della famiglia Malacalza
Ma Asg collabora anche con l’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare): stanno sviluppando insieme un cavo superconduttivo della potenza di 1 gigawatt (potenzialmente in grado di trasportare, in pochi centimetri di diametro, l’energia prodotta da una centrale nucleare), che è attualmente sotto test nello stabilimento Asg di Genova ed è in corso di installazione, in questi giorni, in una facility dell’Infn a Salerno.
A confermare la posizione di primo piano che, nel settore, hanno l’Italia e, quindi, l’Europa, ci pensa Antonio Zoccoli, presidente dell’Infn. «Sì – afferma il fisico – siamo avanti. Ma lo siamo per un motivo molto preciso, perché abbiamo, ormai, una tradizione in questo campo. Infn e Asg lavorano sulla superconduttività da tantissimi anni, e l’azienda ligure ha fornito un terzo dei magneti a Lhc, lavora con Iter (il progetto che punta alla realizzazione dell’energia nucleare pulita), sul Dtt (Divertor tokamak test, il progetto italiano di energia e fusione di Enea) e così via; il tutto grazie anche a questa esperienza che ha fatto insieme a noi».
Asg, prosegue, «utilizza un cavo mentre molti altri usano i fili; quello che ha fatto Asg, in particolare, è riuscire a industrializzare questa tecnologia. Ora, quindi, è più facile produrre un cavo che possa avere un’utilizzazione molto veloce. Siamo passati dalla ricerca di base alla ricerca industriale».
