Storie Web giovedì, Maggio 23
Notiziario

Denatalità, glaciazione demografica. Il tema al centro del dibattito (ma non delle politiche) riguarda soprattutto i giovani che sono i principali protagonisti del calo demografico in atto nella società italiana. Nel 2023 – scrive il Rapporto Istat 2023 – in Italia si contano poco più di 10,33 milioni in età 18-34 anni, con una perdita di oltre 3 milioni dal 2002 (-22,9%). Rispetto al picco del 1994, il calo è di circa 5 milioni (-32,3%).

La riduzione dei giovani dal 2002 al 2023 è stata del 28,6 per cento nel Mezzogiorno, a causa della denatalità e della ripresa dei flussi migratori, contro il 19,3 nel Centro-Nord, dove il fenomeno è attenuato da saldi migratori positivi e dalla maggiore fecondità dei genitori stranieri.

Le previsioni demografiche indicano una tendenza allo spopolamento e all’invecchiamento: entro il 1° gennaio 2042, la popolazione residente in Italia potrebbe ridursi di circa 3 milioni di unità e in 50 anni (1° gennaio 2072) di oltre 8,6 milioni.

Si diventa “adulti” sempre più tardi

Per l’operare di fenomeni similari, la riduzione è stata più ampia nelle aree interne (-25,7 per cento) rispetto ai centri (-19,9), e nelle zone rurali (-26,9) rispetto alle città (-19,2); nel Mezzogiorno, il calo è più ampio in ciascuna di queste tipologie. Gli attuali giovani hanno transizioni sempre più protratte verso l’età adulta. Nel 2022, il 67,4 per cento dei 18-34enni vive in famiglia (59,7 per cento nel 2002), con valori intorno al 75 per cento in Campania e Puglia. Si posticipano anche la nuzialità e la procreazione. Nel 2022, l’età media al (primo) matrimonio è di 36,5 anni per lo sposo (31,7 nel 2002) e 33,6 per la sposa (28,9 nel 2002); quella della prima procreazione per le donne è salita a 31,6 anni, contro 29,7 nel 2002.

L’invecchiamento concentrato nelle città metropolitane

Le città metropolitane sono un caso di studio importante sull’invecchiamento. In Italia il 24 per cento della popolazione ha oltre 65 anni e oltre un terzo di questa (circa 5 milioni) vive nelle 14 città metropolitane. L’indice di vecchiaia è più basso della media nazionale (182,9; 193,1 in Italia), ma nei contesti metropolitani del Nord è maggiore (198,5) rispetto al Sud (175,8). Quasi un terzo di questi anziani vivono da soli, contro meno del 30 per cento a livello nazionale. D’altra parte, sono anche più istruiti rispetto alla media nazionale: oltre un terzo è in possesso almeno del diploma (circa un quarto in Italia) e l’11,1 per cento ha conseguito una laurea o altro titolo terziario (oltre l’8 per cento di media nazionale).

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