
Seimilacentoventisei. È il numero minimo di morti accertati finora in Iran – anche se molte altre persone risultano attualmente disperse – durante i tentativi di reprimere i moti di rivolta che attraversano il Paese da parte del regime di Teheran. Sono dati diffusi da Associated Press, ma provengono dalla Human Rights Activists News Agency, con sede negli Stati Uniti, che monitora la situazione iraniana verificando ogni decesso attraverso una rete di attivisti presenti sul territorio iraniano. Il blocco di internet imposto dalla Repubblica islamica rende impossibile valutare in modo indipendente il bilancio delle vittime. Il governo iraniano ha diffuso numeri più contenuti – 3.117 morti – affermando che 2.427 di loro erano civili o membri delle forze di sicurezza e definendo gli altri «terroristi».
L’arrivo della portaerei USS Abraham Lincoln – e dei cacciatorpediniere lanciamissili che l’accompagnano – dà agli Stati Uniti la capacità di colpire l’Iran, soprattutto ora che gli Stati arabi del Golfo hanno segnalato di voler restare fuori da qualsiasi attacco, pur ospitando personale militare americano.
Due milizie sostenute dall’Iran in Medio Oriente hanno segnalato la loro disponibilità a lanciare nuovi attacchi – probabilmente nel tentativo di sostenere Teheran dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato un’azione militare se Teheran avesse attuato esecuzioni pubbliche di massa in seguito alle proteste – fa sapere Associated Press.
Da parte sua, l’Iran ha avvertito che in caso di attacco da parte degli Stati uniti risponderebbe duramente contro interessi statunitensi nella regione e contro Israele, trascinando l’intero Medio Oriente in una guerra, anche se le sue difese aeree e il suo apparato militare sono ancora provati dopo la guerra di giugno lanciata proprio da Israele contro Teheran.
Accordi Usa-Israele
Gil Pinchas, parlando al Financial Times prima di dimettersi dall’incarico di consigliere finanziario capo del ministero delle Forze Armate e della Difesa israeliano, ha dichiarato che Israele – nei colloqui che prevede di tenere nelle prossime settimane – cercherà di dare priorità ai progetti militari e di difesa congiunti rispetto alle erogazioni di denaro.




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