Secondo quanto riportato dai media israeliani, immagini satellitari mostrano che gli ingressi dei tunnel del sito nucleare iraniano di Isfahan sono stati sepolti, un possibile segnale di una preoccupazione di Teheran per eventuali attacchi sul sito.
Le misure di difesa dell’Iran
L’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale con sede a Washington, che monitora da tempo i siti nucleari iraniani, afferma che le nuove immagini mostrano due degli ingressi completamente coperti, mentre il terzo ingresso più a nord del complesso presenta «ulteriori misure di difesa passiva». Secondo l’organizzazione, l’Iran sembra preoccupato per la possibilità di attacchi da parte degli Stati Uniti o di Israele. «Riempire gli ingressi dei tunnel contribuirebbe a smorzare qualsiasi potenziale attacco aereo e renderebbe anche difficile l’accesso via terra in caso di un raid delle forze speciali per sequestrare o distruggere l’uranio altamente arricchito eventualmente contenuto al suo interno. Preparativi come questi sono stati osservati l’ultima volta nei giorni precedenti l’Operazione Midnight Hammer che ha colpito gli impianti di Fordow, Natanz ed Isfahan», afferma l’istituto. L’Iran ha adottato ulteriori misure di difesa civile nelle ultime settimane: 82 stazioni della metropolitana della capitale sono state trasformate in rifugi di emergenza, e i funzionari iraniani avrebbero anche iniziato a stoccare grandi quantità di carburante.
Capo aeronautica militare: «Risponderemo con fermezza ad attacco»
Anche i vertici militari dell’Iran continuano ad alzare la tensione. «L’aeronautica è pienamente pronta e risponderà con fermezza in caso di attacco». Queste le parole di Bahman Bahmard, comandante dell’aeronautica militare iraniana, che ha evidenziato le capacità di combattimento della repubblica islamica, giudicata superiore rispetto al passato. «La grande esperienza maturata nei 12 giorni di guerra con Israele ci ha aiutato a riabilitare la nostra capacità di combattimento», ha detto Bahmard. Inoltre, in occasione del 47esimo anniversario della Rivoluzione Islamica, l’esercito di Teheran ha affermato che «Le forze affronteranno con forza le minacce e risponderanno in modo completo e deciso a qualsiasi aggressione».
Teheran: «Gli Usa non si facciano influenzare da Israele»
In vista della visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli Stati Uniti, durante la quale le due parti dovrebbero discutere dei colloqui Teheran e Washington, le autorità iraniane hanno espresso preoccupazione per le pressioni di Israele sugli alleati americani. Nel tentativo di evitare un’escalation militare, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha criticato «il ruolo di Israele nella diplomazia regionale», invitando Washington ad «agire in modo indipendente nella sua politica estera e a non lasciare che attori esterni dettino le decisioni». Secondo le autorità di Teheran, nel contesto dei colloqui in corso tra Iran e Stati Uniti, «è la Casa Bianca che dovrebbe decidere di agire in modo indipendente dalle pressioni esterne, in particolare da Israele, che ignora gli interessi regionali e persino americani». Nella sua conferenza stampa settimanale, il ministro ha anche aggiunto: «Israele è una fonte di insicurezza e si è opposto a qualsiasi mossa diplomatica nella regione che possa portare alla pace».
Il capo del consiglio di sicurezza iraniano oggi in Oman
Nel frattempo, gli sforzi diplomatici proseguono. Il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, è arrivato in Oman pochi giorni dopo una nuova tornata di colloqui sul nucleare tenutasi a Muscat tra funzionari di Washington e Teheran. In questa sede terrà colloqui con Haitham bin Tariq, sultano dell’Oman, e con il ministro degli Esteri Badr bin Hamad al-Busaidi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale iraniana Irna. Discuteranno degli ultimi sviluppi regionali e internazionali, nonché della cooperazione economica tra Iran e Oman, ha affermato l’agenzia di stampa. La visita arriva dopo che venerdì Iran e Stati Uniti hanno ripreso il dialogo in Oman per la prima volta dalla guerra di 12 giorni tra Iran e Israele dello scorso giugno, alla quale ha partecipato brevemente anche l’esercito statunitense.








