Le forze armate statunitensi hanno condotto diversi raid definiti “di autodifesa” nel sud dell’Iran contro siti di lancio missilistici e imbarcazioni iraniane che stavano – a dire degli americani – cercando di posare mine. Lo ha riferito il Comando centrale degli Stati uniti, spiegando che le operazioni sono state effettuate “per proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”.
Gli attacchi sono avvenuti mentre negoziatori iraniani erano in Qatar per colloqui sulla fine della guerra e rischiano di complicare un possibile accordo che il presidente Usa Donald Trump ha indicato come via per riaprire lo Stretto di Hormuz e attenuare la più grave interruzione energetica degli ultimi decenni.
“Il Comando centrale degli Stati uniti continua a difendere le nostre forze usando moderazione durante il cessate il fuoco in corso”, ha dichiarato il capitano di vascello Tim Hawkins, portavoce del Centcom. Hawkins non ha precisato quali navi siano state minacciate, dove si trovassero né il luogo esatto degli altri raid americani.
Un alto funzionario militare statunitense ha riferito che missili terra-aria iraniani hanno minacciato alcune delle quasi due dozzine di navi da guerra della Marina Usa, comprese due portaerei e le rispettive unità di scorta, dispiegate nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico per far rispettare il blocco contro le imbarcazioni dirette verso i porti iraniani o in uscita da essi.
Secondo il funzionario, i raid americani hanno colpito nei pressi di Bandar Abbas, importante porto e base della Marina iraniana.
Le ultime azioni arrivano in una fase diplomatica delicata, mentre Washington e Teheran cercano una possibile intesa sul conflitto e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
La minaccia rappresentata dalle batterie missilistiche iraniane non è stata considerata inattesa da funzionari americani, nonostante le ripetute affermazioni di Trump, del segretario alla Difesa Pete Hegseth e dei vertici militari secondo cui la campagna militare americano-israeliana di 38 giorni avrebbe gravemente indebolito o distrutto gran parte della capacità combattente dell’Iran.
Valutazioni riservate dell’intelligence Usa avrebbero indicato all’inizio del mese che l’Iran ha recuperato l’accesso alla maggior parte dei propri siti missilistici, lanciatori e strutture sotterranee. Mentre gli Stati uniti avrebbero affondato gran parte della Marina convenzionale iraniana, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche conserverebbe ancora centinaia di piccole imbarcazioni veloci utilizzabili per posare mine nello Stretto.
Tra gli elementi di maggiore preoccupazione figura il fatto che Teheran avrebbe ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz, potenzialmente in grado di minacciare navi da guerra americane e petroliere in transito.
Secondo le valutazioni, l’Iran conserva circa il 70 per cento dei propri lanciatori mobili e circa il 70 per cento dello stock missilistico prebellico, comprendente missili balistici e una quantità minore di missili da crociera.
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