
In Italia è nata una start up realizzata da un pool di giovani ingegneri che usa l’Intelligenza artificiale per bloccare lo spionaggio industriale. Ma non un tipo di spionaggio industriale tradizionale: stiamo parlando di quelle frodi che sfruttano le riunioni in videoconferenza per compiere frodi e rubare dati aziendali.
La start up si chiama IdentifAi e sta mettendo sul mercato un sistema che di fatto è l’antagonista dell’Ai. Se l’Intelligenza artificiale può infatti diventare uno strumento nelle mani di un hacker al servizio di truffe aziendali, il sistema messo in piedi da IdentifAi lo smaschera. Questa innovazione è la prima in Italia – poche le realtà simili in Europa -, tanto che la start up è stata selezionata tra le 100 migliori aziende di Ai al mondo per partecipare a Google Gemini Founders Program, il programma per le startup di intellingenza artificiale.
Gli strumenti di Ai consentono ormai di riprodurre in videoconferenza la voce e le sembianze di un partecipante, rendendo possibili truffe, atti di spionaggio e sabotaggio. Questo tipo di frode non è ancora molto diffusa in Europa, lo è molto di più negli Stati Uniti e in America Latina, ma si sta diffondendo ovunque. Succede questo: un hacker entra nelle riunioni e-teams sotto mentite spoglie chiedendo poi l’invio di dati e una volta ottenuta la mail riesce a risalire alle banche dati. O semplicemente si può far dare numeri di telefono di uno dei partecipanti, che può essere contattato tramite falsa identità per la richiesta di informazioni sensibili.
Può sembrare un gioco, ma è un pericolo reale capace di compromettere le funzionalità aziendali, interferire con le attività delle istituzioni e persino minare la sicurezza nazionale. Tante sono state le imprese coinvolte negli ultimi 12 mesi. Secondo un’analisi di fine settembre condotta da Gartner, multinazionale di consulenza strategica nel campo della tecnologia informatica, nell’arco di un anno il 29% dei responsabili aziendali della cybersicurezza ha detto che le proprie organizzazioni hanno subito attacchi alle loro applicazioni di AI generativa, mentre ben il 62% delle imprese ha sperimentato attacchi tramite deepfake condotti con lo sfruttamento di social engeneering o processi di sfruttamento automatizzati.
IdentifAi, fondata da Marco Ramilli e Marco Castaldo, ha quindi creato un’intelligenza artificiale “degenerativa”, l’IdentifAI Agent, in grado di verificare gli ambienti della videoconferenza – Zoom, Google Meet e Microsoft Team -, sfruttando i modelli di machine learning per analizzare stream video e individuare in tempo reale le manipolazioni digitali.










