NEW DELHI – I dubbi residui sul prezzo che New Delhi dovrà pagare per l’aggressione israelo-americana nei confronti dell’Iran sono stati fugati dalla Reserve Bank of India (Rbi): il Monetary Policy Committee ha deciso la seconda pausa consecutiva nella sua politica di riduzione dei tassi d’interesse, mentre gli economisti della banca centrale – nel fare le loro prime previsioni su crescita e inflazione dallo scoppio della guerra – hanno ridimensionato le prime e alzato le seconde.
Secondo le stime dell’Rbi, nell’anno fiscale iniziato il 1° aprile la crescita del Pil rallenterà al 6,9% rispetto al +7,6% stimato per l’esercizio 2025-26. Nel dettaglio la banca centrale si aspetta un 6,8% nei prossimi tre mesi, un 6,7% tra luglio e settembre, un 7% nel terzo trimestre e un 7,2% nei primi tre mesi del 2027.
Le stime rese note giungono dopo quelle, più pessimistiche, fatte nelle scorse settimane da diversi istituti privati. Goldman Sachs, che ragiona in termini di anni solari e non fiscali, stima un +5,9% per il 2026, mentre Standard Chartered si aspetta mezzo punto in più (+6,4%) nei 12 mesi da qui a fine marzo. Prima dello scoppio del conflitto, entrambi gli istituti stimavano una crescita intorno al 7 per cento.
Le previsioni della banca centrale indiana sono basate su uno scenario con il petrolio a 85 dollari al barile e secondo Garima Kapoor, un’economista di Elara Securities, potrebbero peccare di ottimismo «poiché un ritorno completo ai volumi di esportazione energetica prebellici potrebbe richiedere da tre a sei mesi a causa di arretrati, petroliere deviate e danni parziali alle infrastrutture».
La decisione di non abbassare il costo del denaro a fronte del deterioramento delle prospettive di crescita è stata dettata dall’andamento dei prezzi.









