Storie Web giovedì, Maggio 23
Notiziario

Nove mila pagine e 35 indagati — per quello che è dato sapere. Ma non tutto è ancora chiaro nell’inchiesta di Genova sul «sistema Toti», e alcuni filoni d’indagine dovranno essere sviluppati probabilmente in ulteriori dossier, come quello relativo a una presunta fuga di notizie su cui stanno lavorando pm, che avrebbe consentito agli indagati di conoscere l’inchiesta. Intanto la premier Giorgia Meloni sottolinea che «Toti ha detto che avrebbe letto le carte e avrebbe dato le risposte. Aspettare quelle risposte, e valutare, penso sia il minimo indispensabile», alludendo all’imminente interrogatorio che il governatore ligure avrà con gli inquirenti.

Gli obiettivi della corruzione

È l’accusa principale dell’inchiesta: una serie di finanziamenti elargiti dagli imprenditori ai responsabili delle istituzioni per ottenere favori all’interno dell’area portuale di Genova, oggetto di numerosi cantieri. Le figure di spicco sono Toti, l’imprenditore Aldo Spinelli e l’ex presidente dell’Autorità portuale Paolo Signorini. Per la procura un finanziamento da 74mila euro al Comitato “Cambiamo con Toti” sarebbe in realtà una tangente mascherata per ottenere la privatizzazione della spiaggia “Punta dell’Olmo”, il prolungamento della concessione del Terminal Rinfuse per altri 30 anni, pendente innanzi al Comitato di gestione dell’Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale, e l’assegnazione degli spazi portuali dell’ex Carbonile Itar, del Carbonile Levante e di un’area demaniale in uso al concessionario Autostrade.

I finanziamenti che Toti riceve da Spinelli risultano dichiarati e tracciati, quindi formalmente legittimi, anche se subito dopo il prolungamento della concessione del Terminal Rinfuse vengono elargiti immediatamente 40mila euro, con una tempistica sospetta. Inoltre rimane da capire se l’oggetto della corruzione sia stato raggiunto o se si tratti di tentata corruzione, visto che il progetto di privatizzazione della spiaggia non è ancora stato realizzato e dato che il Rinfuse poteva avere il rinnovo di una concessione, anche senza gara (anche se 30 anni è un tempo molto lungo). Spinelli chiede, secondo l’accusa, aiuto anche a Signorini e ottiene l’anticipo della «calendarizzazione del rinnovo» della concessione, in cambio non di soldi ma un lungo elenco di favori, vacanze, regali diretti o indiretti. C’è inoltre un capitolo dedicato alle mire della Santa Barbara srl per ottenere dei subappalti del sub tunnel che Aspi sta costruendo. Signorini si adopera per far avere incontri con i vertici della società autostradale a Mauro Vianello, ma è da capire se gli incontri abbiano davvero portato a qualcosa oppure no.

Gli amici di Riesi

L’accusa di voto di scambio è tra le più pesanti, soprattutto perché si ipotizza un sistema mafioso per ottenere voti in cambio posti di lavoro, che però non risultano arrivati nonostante il ruolo del capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani. Il metodo mafioso è uno degli aspetti più complessi dell’indagine, perché si contesta il fatto che i fratelli Testa servano a tenere rapporti con Venanzio Maurici, ex presidente dell’associazione Amici di Riesi legato alla cosca Maurici e dei Cammarata. Di Maurici vengono ricostruiti i legami diretti e indiretti con mafie di Caltanissetta, però la stessa procura sottolinea che la contestazione di un metodo mafioso «non richiede necessariamente la sussistenza di una compagine mafiosa di riferimento occorrendo unicamente che lo scopo sia quello di contribuire all’attività di un’associazione operante in un contesto di matrice mafiosa». L’associazione Amici di Riesi è intanto ufficialmente attiva, con una pagina Facebook e molti iscritti.

I dossier secondari

Nelle pagine dell’inchiesta si parla anche di un interessamento da parte dell’imprenditore del settore dei rifiuti Pietro Colucci, accusato di aver versato al comitato elettorale di Toti 195mila euro attraverso società da lui amministrate e una galassia di gruppi che secondo gli inquirenti ruotavano intorno a lui con dei prestanome. Si parla del periodo che va dal 2016 al 2019, fuori da quello preso in esame dall’ordinanza del gip. In questo caso però non è chiaro lo scambio, potrebbe trattarsi di un finanziamento illecito ai partiti visto che i soldi non risultano dichiarati in bilancio. Infine il capitolo Covid: se i numeri sono stati camuffati per ottenere più vaccini o se ci sia stata una truffa sulle mascherine è oggetto di un approfondimento a parte, sempre che non arrivi prima la prescrizione.

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