Storie Web martedì, Febbraio 17
Inchiesta della Ue su Shein: sotto accusa gli algoritmi e la vendita di prodotti illegali

BRUXELLES – Si moltiplicano le indagini della Commissione europea ai sensi del Digital Services Act, l’ormai noto testo giuridico che permette all’Unione europea di regolare il grande mondo digitale. L’esecutivo comunitario ha annunciato oggi, martedì 17 febbraio, l’apertura di una formale inchiesta ai danni di Shein, il gruppo cinese accusato in alcuni paesi membri di mettere in vendita articoli illeciti, e di creare assuefazione presso gli utenti.

«Nell’Unione europea, i prodotti illegali sono vietati, sia che si trovino sugli scaffali dei negozi che sui mercati online – ha commentato in un comunicato da Bruxelles la vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen -. Il Digital Services Act garantisce la sicurezza degli acquirenti, ne tutela il benessere e li informa sugli algoritmi con cui interagiscono. Valuteremo se Shein rispetta queste regole e le proprie responsabilità».

In buona sostanza, Bruxelles vuole verificare i limiti che Shein si è imposta nella vendita di articoli illegali – nelle scorse settimane era emerso che in Francia la società cinese vendesse al pubblico bambole di bambini a sfondo sessuale. Inoltre, vuole capire se il design delle applicazioni della società cinese non crei assuefazione presso gli utilizzatori. Tra le altre cose la Commissione europea vuole comprendere i rischi legati all’attribuzione di punti o premi a chi visita il sito.

Infine, la Commissione vuole capire se il sistema di raccomandazioni ai clienti utilizzato dalla società cinese sia rispettoso dell’obbligo alla trasparenza richiesto dal Digital Services Act. Nel suo comunicato, Bruxelles ricorda che la legislazione comunitaria impone alle società di proporre almeno una opzione che non sia legata al profiling dell’utente. In questi ultimi tempi, l’esecutivo comunitario ha aperto numerose indagini ai sensi del DSA, di recente ai danni di TikTok.

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