
Dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 in Cassazione, è il turno delle ventisei Corti d’Appello. In un clima teso, a meno di due mesi dal referendum sulla separazione delle carriere, sono state ascoltate le relazioni per i singoli distretti dei presidenti, che hanno lanciato campanelli di allarme sulla posizione delle toghe.
Nordio a Milano, Mantovano a Napoli
Presenti, durante i discorsi, anche i membri del governo. Dal ministro della Giustizia Carlo Nordio a Milano al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano a Napoli.
Nordio è intervenuto durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario per la Suprema Corte, davanti al capo di Stato Sergio Mattarella, dicendo che la sua presenza per il quarto anno «dimostra stabilità di governo che costituisce un fattore decisivo per la credibilità interna e internazionale».
«Inaccettabile dire che i giudici siano appiattiti sulle richieste dei pm»
Proprio davanti al Guardasigilli, il presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei ha detto che «non è accettabile» sostenere che «i giudici non sono sufficientemente terzi e imparziali perché sarebbero appiattiti sulle richieste del ’collega’ pubblico ministero». Se tale affermazione «fosse vera, vi sarebbe una grave emergenza per lo Stato di diritto. Ma essa significativamente non risulta rilevata da alcun organismo internazionale».
Da Roma l’allarme sulla «vulnerabilità delle toghe»
«Il ruolo delle corti e dei giudici – ha detto il presidente della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Meliadò – è più che mai centrale e determinante, e tuttavia mai come oggi le corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia e una trappola per l’esercizio dei pubblici poteri, invece che come un insostituibile regolatore della complessità sociale.












