
Per la Cisl era la più grave emergenza degli ultimi vent’anni a Reggio Emilia. E l’emergenza resta. Ma ora sembra esserci una via d’uscita. Inalca (gruppo Cremonini), tra i principali produttori in Italia e in Europa di carni bovine, è pronta a ritirare la procedura di licenziamento collettivo di 165 lavoratori dello stabilimento della città emiliana, lo stesso che quasi un anno fa, l’11 febbraio, fu devastato da un incendio. Ed è pronta a dare il via libera alla proroga della cassa integrazione straordinaria per altri sei mesi, previa autorizzazione del ministero del Lavoro. Mesi che dovranno essere utilizzati per trovare soluzioni. Ricollocamenti, anche attraverso l’outplacement oppure in altri stabilimenti del gruppo. E incentivi all’esodo.
I ricollocamenti
«Anche se abbiamo trovato un accordo ci aspetta comunque una fase complicata», dice Andrea Sirianni, segretario confederale della Cisl Emilia Centrale, cui fanno capo le province di Modena e Reggio Emilia. «In questo contesto c’è comunque un impegno che coinvolge tutte le parti, a partire dal gruppo Cremonini e dalle istituzioni, per ricollocare i lavoratori e le lavoratrici all’interno del gruppo o all’esterno», spiega l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia.
Permane la preoccupazione. «Almeno fino a quando non avremo messo la parola fine a questa vicenda – aggiunge Paglia -. Adesso ci prendiamo sei mesi di tempo per raggiungere un risultato vero e concreto». La procedura di licenziamento collettivo era stata comunicata ai sindacati l’8 gennaio scorso e si era aperta la vertenza. Ieri la prima vera svolta al tavolo di crisi convocato dalla Regione Emilia-Romagna.
L’incendio del 2025
L’incendio che ha distrutto lo stabilimento reggiano non è la causa della crisi di Inalca (tra i suoi marchi più famosi ci sono Montana e Manzotin). È dovuta invece a un drastico ridimensionamento delle commesse da parte di Coop Alleanza 3.0 per il rifornimento dei suoi iper e supermercati. Una flessione che ha superato il 40%. E alla quale si è sommata, hanno spiegato i vertici di Inalca, una contrazione della domanda di carni bovine.
Gli stabilimenti
Inalca, fondata dalla famiglia Cremonini nel 1963 a Castelvetro di Modena, oggi esporta il 40% della produzione. Con ricavi che superano i 3,2 miliardi ha venti stabilimenti, dei quali 15 in Italia. Ed era stato proprio in tre di queste fabbriche, tra il Modenese, il Piacentino e la provincia di Mantova, che il personale occupato a Reggio Emilia era stato trasferito dopo l’incendio.









