I dazi al 15% resteranno in vigore per 150 giorni, fino alla fine di luglio, come previsto dalla Section 122 del Trade Act del 1974 su cui si basano (legge diversa dall’Ieepa bocciata dai Saggi). Se Trump decidesse di prolungarli dovrebbe a quel punto ricorrere al Congresso, dove però si troverebbe davanti il muro dei democratici pronti a dare battaglia con ogni mezzo. Il leader dem al Senato, Chuck Schumer, ha già assicurato che il partito si batterà per bloccare qualsiasi tipo di estensione. E un eventuale ricorso al Congresso per prolungare i dazi esistenti o per codificarli in legge (così da concedere al presidente mano libera) è un’ipotesi vista con scetticismo anche dai repubblicani, visto l’anno elettorale.
Nuovo vestito giuridico per i dazi sulle merci
In queste ore, l’amministrazione Trump sta valutando nuovi strumenti giuridici per imporre dazi su diverse categorie di prodotti dopo che la Corte suprema ha bloccato la scorsa settimana gran parte delle tariffe introdotte in precedenza. Lo riferisce il Wall Street Journal. Secondo il quotidiano, le nuove misure potrebbero riguardare settori quali batterie di grande formato, raccordi e fusioni in ghisa, tubi in plastica, prodotti chimici industriali e apparecchiature per reti elettriche e telecomunicazioni. Il team di Trump starebbe inoltre accelerando l’introduzione di dazi in altri comparti, tra cui semiconduttori, farmaceutica, droni, robot industriali e polisilicio utilizzato nei pannelli solari.
I nuovi dazi sarebbero imposti in base alla Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, che consente al presidente di limitare le importazioni per motivi di sicurezza nazionale. Venerdì la Corte suprema ha invece respinto lo schema tariffario varato da Trump ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act. Il presidente ha criticato la decisione della Corte definendola “ridicola” e ha ordinato l’applicazione temporanea di un dazio del 10 per cento su tutte le importazioni negli Stati uniti per 150 giorni, successivamente annunciando un aumento al 15 per cento delle tariffe verso tutti i paesi.
Lange (Europarlamento): da Usa incertezza e imprevedibilità
Intanto, dal Parlamento europeo arriva la richiesta agli Stati Uniti di confermare in modo chiaro e duraturo il rispetto dell’accordo sui dazi Ue-Usa raggiunto in Scozia nel luglio scorso, dopo la decisione di rinviare la votazione sui regolamenti necessari alla ratifica. Lo ha affermato il presidente della commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento, il socialista Bernd Lange, in un’intervista al Corriere della Sera.
“E’ del tutto chiaro che vogliamo attenerci all’accordo”, ha dichiarato Lange, sottolineando tuttavia che da parte americana si registrerebbero violazioni “giorno dopo giorno o mese dopo mese”. Il presidente ha citato l’aumento dei dazi sui cosiddetti derivati dell’acciaio e dell’alluminio dal 15 al 50 per cento e l’introduzione di nuovi dazi aggiuntivi rispetto a quelli previsti dall’intesa, con effetti cumulativi sui prodotti europei. “Questo significa, per esempio, che per il formaggio italiano non si tratta del 15 per cento, ma del 30: 15 più 15”, ha affermato.




