Storie Web venerdì, Settembre 25

Ci sono momenti in cui una tecnologia sembra arrivare all’improvviso ed altri in cui ci si accorge che il suo arrivo era inesorabile. L’ingresso dell’intelligenza artificiale in fabbrica ed i robot umanoidi hanno radici che risalgono agli anni 90. Ora la partita è la cosiddetta physical AI, cioè l’intelligenza artificiale applicata alla produzione industriale.

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Marco Taisch, professore Ordinario al Politecnico di Milano dove insegna Advanced & Sustainable Manufacturing e Operations Management invita subito a non confondere l’entusiasmo dei nostri giorni con la realtà. «Il mio primo articolo scientifico sulle reti neurali nel settore manifatturiero è del 1996» racconta. La tecnologia non è nuova, ma a renderla matura sono state due recenti tecnologie abilitanti: la potenza di calcolo e la disponibilità di grandi quantità di dati. Questo è il trampolino del vero salto che oggi iniziamo a vedere nelle fabbriche.

Cosa cambierà rispetto a Industria 4.0?

Con l’Industria 4.0, spiega Taisch, avevamo imparato a connettere le macchine e a mostrare i dati: cruscotti, indicatori, le “frecce gialle e verdi” che segnalavano lo stato di un impianto. L’interpretazione di quei dati restava comunque all’uomo. Con la physical AI, l’intelligenza non vive più solo nel cloud, ma viene portata «a bordo della macchina», dentro l’oggetto fisico. La macchina non si limita più a fare la diagnosi di ciò che accade; arriva alla prognosi e nella sua versione “agentica” si attiva per compiere l’azione che risolve il problema.

Taisch utilizza un’immagine efficace: «Stiamo spostando il baricentro dalla manifattura dal “fare con le mani” ad una “cervello-fattura”». Se la robotica degli anni 70 sostituiva il muscolo del braccio, la physical AI si affianca al cervello ed interviene dove le decisioni sono cognitive, ma ripetitive. Resta comunque all’uomo il guizzo, l’intuizione, l’assunzione di rischio, la scelta non ripetitiva. «Sei tu che decidi dove fermarti, cosa affidare all’algoritmo e cosa tenere per te» sottolinea Taisch.

Taisch (PoliMi): «In fabbrica non solo umanoidi»

Con riferimento agli umanoidi, Taisch riconosce che anche l’Italia ne è affascinata, ma per ora siamo in fase di test. Aggiunge però che «in una fabbrica non serviranno solo umanoidi. Continueremo a fresare, a spostare oggetti, a lavorare con robot collaborativi e tradizionali». Secondo il professore molte funzioni sono comunque svolte meglio da un robot pensato per un solo compito, un cobot, che resta fermo davanti a una macchina e non ha bisogno di gambe, ne occhi o braccia. A suo giudizio, quando gli umanoidi si diffonderanno, il motivo sarà più legato alla demografia che alla tecnologia. Infatti, in un Paese che invecchia, il robot servirà per sostituire figure che non sono più reperibili.

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