Una ricerca genealogica privata ha restituito alla Repubblica di San Marino una dimensione molto più vasta di quella suggerita dalla sua superficie: una rete di parentele che oggi collega oltre 42 mila persone, ricomponendo generazioni di famiglie sammarinesi e rapporti con i territori italiani circostanti.
A costruirla, in dieci anni di lavoro, è stato Giorgio Bologna, 45 anni, partito dalla domanda universale “da dove veniamo?”
La curiosità per le proprie origini, alimentata dai racconti della nonna, si è trasformata progressivamente in una ricerca di proporzioni inattese. Il suo albero genealogico, costruito sulla piattaforma “MyHeritage”, non è più soltanto la storia di una famiglia, ma un grande reticolo dove confluiscono migliaia di esistenze.
San Marino, riconosciuta dall’UNESCO come una delle più antiche repubbliche del mondo e come testimonianza della continuità di un sistema di autonomia e autogoverno dall’età medievale, è anche una realtà nella quale la lunga permanenza delle famiglie sul territorio ha lasciato molte tracce documentarie.
Per la ricerca di Bologna, censimenti, registri di nascita, matrimonio e morte, necrologi, documenti storici, ma anche archivi dei Comuni italiani confinanti e cimiteri della Romagna e del Montefeltro, sono diventati tessere di un mosaico sempre più grande.
La particolarità sammarinese è che una parte di questa memoria è stata resa progressivamente accessibile anche attraverso il progetto “Antichi Documenti”, nato dalla collaborazione tra l’Archivio di Stato della Repubblica di San Marino e l’Ente Cassa di Faetano. Il progetto ha portato sul web un patrimonio che consente a studiosi e appassionati di interrogare direttamente una documentazione che attraversa secoli di storia della Repubblica.
Le fonti conservate e digitalizzate attraverso “Antichi Documenti” comprendono censimenti e documentazione che risale molto indietro nel tempo: fino al 1947.
La ricerca di Bologna arriva inoltre a documenti che risalgono al XVII secolo. È una profondità temporale che cambia la natura stessa dell’impresa: non si tratta più soltanto di ricostruire l’ascendenza di singoli individui, ma di osservare come una comunità si sia formata, abbia intrecciato i propri destini e abbia mantenuto — o perduto — nel corso delle generazioni determinati cognomi, famiglie e legami territoriali.
A rendere ancora più interessante la ricerca è la convergenza tra carta e Dna, archivio e memoria orale, tecnologia e pazienza: in alcuni casi, le corrispondenze del Dna hanno contribuito a individuare parenti lontani e a verificare possibili legami familiari. È una delle trasformazioni più significative della genealogia contemporanea: alla tradizionale ricerca documentaria si affianca oggi una seconda forma di prova, fondata sulla condivisione di segmenti genetici.
Le piattaforme genealogiche come “MyHeritage” utilizzano infatti il confronto tra Dna autosomico, alberi genealogici e documenti storici per individuare possibili relazioni di parentela. Le corrispondenze genetiche possono essere particolarmente utili quando la documentazione presenta lacune, ma non costituiscono da sole la dimostrazione definitiva di una parentela: sono indizi che acquistano valore quando possono essere confrontati con le altre evidenze genealogiche.
Il progetto di Bologna non è concluso ma punta ad ampliare ulteriormente l’albero e a raccogliere nuovi documenti, nella convinzione che ogni nome recuperato dall’oblio restituisca alla comunità una piccola porzione della propria storia: più si procede all’indietro, più la storia diventa collettiva.
