
Il piatto dell’imposta di soggiorno diventa sempre più ricco, tanto che anche lo Stato ha deciso di attingere a una parte del gettito destinato ai Comuni.
Gli aumenti deliberati a livello locale e la crescita del numero delle città in cui si applica il tributo, infatti, stanno facendo lievitare gli incassi generati dall’imposta, che viene pagata da turisti e visitatori per ogni notte trascorsa nelle strutture ricettive di città d’arte e località vacanziere. Nel 2026, il gettito nazionale – secondo l’Osservatorio nazionale Jfc – dovrebbe superare 1,3 miliardi, con un incremento del 9,2% rispetto al 2025.
L’anno prossimo l’imposta di soggiorno si pagherà in 20 nuovi Comuni (fra cui Avellino, Latina, Scandicci, Foligno, Aprilia e Moncalieri), portando a 1.409 il totale degli enti locali che l’hanno introdotta. Altri 41 Comuni hanno invece deciso di aumentare le tariffe. Inoltre, in 143 centri la discussione sull’introduzione del prelievo o sul suo aumento è in corso e quindi il totale è destinato a salire ancora.
Incrementi e tariffe
Il decreto legge Anticipi (Dl 156/2025) e la manovra di Bilancio per il 2026, oltre a permettere ai Comuni di aumentare l’imposta, riservano allo Stato una quota del maggior gettito.
In particolare, il Dl Anticipi, in vigore il 30 ottobre (la legge di conversione è stata approvata dal Parlamento il 18 dicembre) consente agli enti locali a non più di 30 chilometri dalle sedi in cui si svolgeranno i Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026 di istituire l’imposta o di incrementarla di massimo 5 euro nel 2026, destinando al bilancio statale la metà del maggior gettito. Nelle scorse settimane Milano ha già portato a 10 euro il tetto massimo dell’imposta (quello che vale per le sistemazioni più lussuose). «Nel 2026, l’anno olimpico – dice Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc e responsabile dell’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno – stimiamo che Milano incasserà 151 milioni di euro, 28 in più rispetto ai 123 milioni del 2025, ma solo la metà dell’incremento andrà nelle casse comunali, mentre l’altra metà sarà destinata al bilancio dello Stato».










