L’estate, per gli adolescenti, è spesso il momento in cui il tempo trascorso in rete si estende notevolmente: meno scuola, meno studio, più libertà, più ore davanti allo smartphone. È in questo contesto che i buoni propositi per un uso digitale più equilibrato assumono un significato particolare, soprattutto quando arrivano da Meta, la società che controlla Instagram, Facebook, Messenger e WhatsApp. Negli ultimi tempi, infatti, l’azienda ha notevolmente moltiplicato gli strumenti e le iniziative rivolte ai minori e genitori: dagli account per teenager con protezioni attive di default alla supervisione parentale, sono ormai diverse le funzioni pensate per contenere il tempo trascorso sulle piattaforme e accertarsi che i più piccoli non vadano incontro a eventi spiacevoli. Ma questi interventi non nascono dal nulla. Da tempo Meta è al centro di una pressione crescente da parte di famiglie, autorità e tribunali, soprattutto negli Stati Uniti, dove diverse cause accusano la società di aver contribuito, attraverso le varie piattaforme offerte, ad alimentare problemi di dipendenza, salute mentale e benessere dei minori. Il caso più recente e simbolico arriva da Los Angeles: una giuria ha riconosciuto Meta e Google colpevoli di aver sviluppato piattaforme capaci di arrecare danni alla salute mentale. Le due aziende, infatti, sono state accusate di aver ideato servizi pensati per generare dipendenza, in particolare tra gli adolescenti: un procedimento nato dalla denuncia di Kaley G.M., giovane vent’enne californiana, che in aula ha affermato che YouTube e Instagram avrebbero alimentato la sua depressione e i pensieri suicidari avuti durante l’infanzia.L’estate, per gli adolescenti, è spesso il momento in cui il tempo trascorso in rete si estende notevolmente: meno scuola, meno studio, più libertà, più ore davanti allo smartphone. È in questo contesto che i buoni propositi per un uso digitale più equilibrato assumono un significato particolare, soprattutto quando arrivano da Meta, la società che controlla Instagram, Facebook, Messenger e WhatsApp.
Negli ultimi tempi, infatti, l’azienda ha notevolmente moltiplicato gli strumenti e le iniziative rivolte ai minori e genitori: dagli account per teenager con protezioni attive di default alla supervisione parentale, sono ormai diverse le funzioni pensate per contenere il tempo trascorso sulle piattaforme e accertarsi che i più piccoli non vadano incontro a eventi spiacevoli. Ma questi interventi non nascono dal nulla. Da tempo Meta è al centro di una pressione crescente da parte di famiglie, autorità e tribunali, soprattutto negli Stati Uniti, dove diverse cause accusano la società di aver contribuito, attraverso le varie piattaforme offerte, ad alimentare problemi di dipendenza, salute mentale e benessere dei minori. Il caso più recente e simbolico arriva da Los Angeles: una giuria ha riconosciuto Meta e Google colpevoli di aver sviluppato piattaforme capaci di arrecare danni alla salute mentale. Le due aziende, infatti, sono state accusate di aver ideato servizi pensati per generare dipendenza, in particolare tra gli adolescenti: un procedimento nato dalla denuncia di Kaley G.M., giovane vent’enne californiana, che in aula ha affermato che YouTube e Instagram avrebbero alimentato la sua depressione e i pensieri suicidari avuti durante l’infanzia.
E sebbene Meta non abbia condiviso la decisione contrastandola per vie legali, continua costante l’impegno nel fornire funzionalità a tutela degli adolescenti. L’ultima collaborazione nasce per analizzare le abitudini dei giovani durante la stagione estiva e vede la collaborazione con Luca Mazzucchelli, psicologo e psicoterapeuta, e propone una guida pratica per genitori e ragazzi: “Il tempo libero estivo non deve essere demonizzato, ma compreso. Quando viene meno la struttura della giornata scolastica, i ragazzi cercano istintivamente connessione e intrattenimento dove è più facile trovarli: online. Il problema non è lo strumento in sé, ma la perdita di intenzionalità nell’uso. Senza un’alternativa stimolante o una guida consapevole, lo smartphone diventa un riempitempo passivo” spiega Mazzucchelli.
Secondo l’esperto, infatti, basterebbero quattro buone pratiche per fare una notevole differenza nella routine giornaliera trascorsa in rete. Il primo consiste nello scegliere momenti offline per tutta la famiglia tenendo i cellulari fuori dalla camera da letto durante la notte o lontani dalla tavola a pranzo e cena, evitando gli schermi nei primi venti minuti dopo il risveglio e in macchina. A tal proposito, la funzione “Non disturbare” presente negli account per teenager e attiva di default dalle 22:00 alle 7:00 per i ragazzi dai 13 ai 17 anni, consente per esempio di spegnere le notifiche in fasce orarie prestabilite. Il secondo consiglio dell’esperto è quello concordare con i figli un tempo-schermo ragionevole al fine di responsabilizzarli sulla gestione delle proprie ore libere: il limite però deve essere chiaro e sostenibile. Sempre gli account per teenager inviano automaticamente ai ragazzi delle notifiche giornaliere dopo che hanno trascorso 60 minuti sull’app, per ricordare loro di fare una pausa; in aggiunta, i genitori possono impostare un limite di utilizzo dei social network, fino a un minimo di 15 minuti al giorno: una volta raggiunto non consentirà più agli adolescenti di accedere. Il terzo consiglio invece riguarda la capacità di trasformare il tempo “vuoto” in creativo: chiedere cosa si sta facendo al telefono anziché quanto tempo viene trascorso davanti allo schermo aiuterebbe i più giovani a capire la differenza tra aprire un’app per svolgere un’attività oppure aprirla solo per noia e abitudine. E, infine, il quarto e ultimo consiglio prende in considerazione il controllo e l’importanza di ascoltare i giovani anziché giudicarli: sedersi accanto al proprio figlio e chiedere quale gioco utilizza, quali creator segue o quale app usa più spesso, può essere un modo per avvicinarsi al suo mondo. La supervisione all’interno degli account per teenager, per esempio, consente ai genitori di conoscere il tempo trascorso dai figli sull’app, quali sono gli argomenti di maggiore interesse e gli utenti con cui sono in contatto. Tuttavia questi strumenti di supervisione devono fungere, non esclusivamente come un canale di controllo, ma da ponte di comunicazione al fine di incoraggiare conversazioni costruttive sulle abitudini online dei più giovani.











