
Ma è indiscutibile che un presidente di Regione ha molta più capacità di incidere sulle scelte strategiche rispetto a un sindaco, non foss’altro per la capacità di spesa e per il portafoglio. Peraltro lei è anche commissario alla ricostruzione, dunque non poche opere di rilancio, dalla diga foranea al waterfront, passano dalla sua scrivania.
Infatti delle tre priorità che mi sono dato, tra infrastrutture, sanità e lavoro, stiamo cominciando a vedere i frutti del lavoro di questi anni proprio nelle grandi opere che faranno cambiare il volto della città e della sua economia. Partirei dal porto e dunque dalla nuova diga che permetterà, una volta completati i lavori entro due o tre anni, di aumentare la superficie delle banchine di tre milioni di metri quadri facendo diventare Genova il vero grande hub del Mediterraneo e, grazie alla alta capacità ferroviaria un nodo logistico internazionale formidabile. Peraltro non dobbiamo continuare a pensare allo sviluppo del porto solo come a un centro di traffici marittimi, la grande partita infatti oggi è quella dei cavi sottomarini di collegamento per il traffico dati. Con le piattaforme che si stanno predisponendo, la naturale zona di sbocco sarà il nord Africa, che in questi anni sta avendo una vera e propria esplosione del traffico internet. Abbiamo portato a Genova le aziende più importanti al mondo per i cavi sottomarini. Ci sono tutti quante le linee principali, anche quelle che vengono dal Asia. Dall’Africa ogni anno quadruplichiamo i dati.
Poi c’è la questione di quella che viene chiamata la Gronda, ovvero l’attraversamento est-ovest della città a nord dell’attuale tangenziale che è divenuta insufficiente per l’attuale e futura mole di traffico veicolare.
Questo non dipende dal presidente regionale ma dal ministero che sta cercando un accordo con Autostrade per l’Italia, sia sul tracciato definitivo che sulla questione più spinosa del ritorno degli investimenti. Quindi molto probabilmente sulla questione pedaggi. Posso però dire che, da quello che mi hanno detto, l’intesa è oramai molto vicina. Potrebbero mancare poche settimane all’annuncio. Per il resto invece il finanziamento di un miliardo e ottocentomila euro arrivato come risarcimento alla città per il Morandi è stato investito sull’aumento di efficienza della viabilità verso il mare. Il nostro grande problema, sia per le aziende che per chi vuol vivere o fare il turista, sono le infrastrutture. Abbiamo bisogno di grandi investimenti, oltre che di concetti strategici e moderni. Per non parlare della manutenzione di ponti e gallerie. Una marea di grandi opere. E io ho visto veramente il disagio nei cittadini. Le grandi opere sono percepite come fonte di disagio. All’inizio c’è poco da fare, però alla fine servono.
Logistica e viabilità sono chiaramente legate anche alla capacità attrattiva per nuove attività economiche. Basta pensare a tutta l’area di Cornigliano dove una volta c’erano le acciaierie e oggi solo in parte è occupata dagli stabilimenti dell’ex Ilva. Zona che peraltro possiede un attracco al mare dedicato dove oggi arrivano direttamente i semilavorati da Taranto. Dunque ambiente di grande pregio per nuovi insediamenti non solo logistici, ma anche manifatturieri.









