Storie Web giovedì, Maggio 23
Notiziario

Il governo ha speso solo il 16,8% delle risorse Pnrr riservate all’istruzione. Lo certifica l’ultimo rapporto della Fondazione Agnelli. Si tratta di circa 3 miliardi su 20 miliardi totali. Tra target ridimensionati e ritardi nella spesa, il rilancio del sistema scolastico italiano procede a rilento.

Finora il governo ha speso solo il 16,8% dei 20 miliardi destinati all’istruzione all’interno del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr). Lo rilevano Astrid e Fondazione Agnelli nell’ultimo rapporto sullo stato di avanzamento del Pnrr. La quantità di risorse investite per il rilancio e il sostegno del sistema scolastico italiano, pari a circa 3 miliardi, è persino inferiore alla media della spesa effettuata per le altre missioni (22%).

La revisione del Pnrr, che il governo Meloni ha ottenuto dalla Commissione europea a dicembre dello scorso anno ha comportato un taglio dei fondi riservati all’istruzione di circa 150 milioni. Una riduzione tutto sommato “limitata”, si legge nel report, “soprattutto a confronto con quelle introdotte nelle altre Missioni”. Insieme al taglio delle risorse, la revisione ha ridimensionato però molti degli obiettivi inizialmente previsti nell’ambito della Missione 4, quella riservata appunto a “Istruzione e ricerca”. Il ridimensionamento al ribasso di alcune delle misure è stato giustificato a seguito dell’emergere di “circostanze oggettive”, (principalmente “l’incremento dei costi”, sostiene il report).

Spesa in ritardo e target ridimensionati: la Missione 4 procede a rilento

Per quanto riguarda gli investimenti finora effettuati le aree di intervento più penalizzate risultano lo sviluppo delle Its Academy, gli istituti tecnologici superiori alternativi ai percorsi di laurea, dove la percentuale di spesa è pari al 2,4%. E ancora le misure per la riduzione del divario territoriale (3,5%), per il potenziamento degli alloggi e delle residenze universitarie (5,7%) e per la didattica digitale (6,6%). Il più alto tasso di avanzamento finanziario è quello della voce Scuola 4.0 (39,3%), ma in generale in molte altre voci la quantità di risorse investite resta al di sotto del 10%. Numeri che evidenziano come l’attuazione delle misure pensate per rilanciare l’istruzione con il Piano europeo procede ancora a rilento.

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“Una condizione necessaria per ricevere le risorse Pnrr è l’introduzione di riforme strutturali in diversi campi, inclusa l’istruzione. L’idea – corretta – è che aumentare le risorse senza migliorare l’efficienza e l’efficacia dei meccanismi di spesa conduca a uno spreco di denaro pubblico. La realizzazione delle riforme concordate costituisce quindi una componente essenziale dei milestone, senza il conseguimento dei quali la Commissione europea può sospendere il pagamento delle rate trimestrali, come abbiamo visto in occasione della terza rata del 2023”, si legge nel report.

“La rimodulazione ha modificato le tempistiche e in alcuni casi (ad es. nidi e materne) rivisto significativamente al ribasso le cifre: come si pensa di raggiungere gli obiettivi nei tempi previsti, ad esempio, nel caso delle nuove scuole, dei nidi e degli studentati? Come aiutare le scuole a spendere nel modo più efficace le risorse Pnrr, da oggi al 2026?”, sono le domande che la Fondazione Agnelli si pone. Oltre a i ritardi nella spesa e ai target ridimensionati infatti, diversi istituti “lamentano spesso i tempi strettissimi loro accordati dal Mim e le difficoltà delle proprie amministrazioni a gestire progetti complessi e risorse così importanti (ad esempio, per Scuola 4.0 sono stati costretti a comprare prevalentemente device, non sempre necessari)”, conclude il report.

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