
Il sogno di Xabi Alonso si è spento troppo presto. Il Real Madrid lo congeda senza mezzi termini, dopo averlo assunto lo scorso giugno 2025, con una previsione contrattuale fino al 2028, e decide di affidarsi a Álvaro Arbeloa.
Doveva essere l’inizio di una nuova era, il ritorno di un figlio prediletto chiamato a guidare il Real Madrid verso un futuro radioso. E, invece, è diventato un epilogo amaro, quasi crudele. L’avventura di Alonso sulla panchina blanca si è chiusa molto prima del previsto, ad essere concreti il suo destino è stato deciso il giorno dopo la sconfitta di Jeddah nella finale di Supercoppa contro il Barcellona. Strade separate. Ufficialmente si parla di “di comune accordo”, ma nella realtà pesano le decisioni che a Madrid portano sempre la firma di Florentino Pérez.
Un addio che sa di occasione incompiuta. Alonso era arrivato con l’aura del predestinato, forte dell’impresa costruita in Germania, dove aveva spezzato il dominio del Bayern Monaco, regalato al Bayer Leverkusen una Bundesliga storica, una Coppa nazionale e un cammino europeo da protagonista. Numeri e identità di gioco che avevano convinto il presidente ad anticiparne l’approdo al Bernabéu, affidandogli la squadra già per il Mondiale per Club e chiudendo di fatto l’era Ancelotti.
I primi mesi sembravano dare ragione alla scommessa con un Real brillante, vittorie in serie, Champions percorsa a passo spedito, vetta della Liga con margine. Poi qualcosa si è incrinato, lentamente, quasi impercettibilmente, come una crepa che si allarga sotto la vernice.
Negli ultimi due mesi e mezzo il Real ha smarrito se stesso. I successi si sono fatti più rari, le prestazioni meno scintillanti. Il passaggio diretto agli ottavi di Champions è diventato un affanno, la Liga ha cambiato padrone, il primo trofeo stagionale è svanito. E soprattutto si è insinuata la sensazione più pericolosa per un allenatore del Real Madrid: quella di non avere più il pieno controllo della nave.
Dallo spogliatoio sono filtrati segnali di tensione, come nel caso della reazione di Vinícius alla sostituzione nel primo Clásico stagionale. Episodi che, sommati alle sconfitte e al doppio schiaffo del Barcellona, hanno accelerato un verdetto che a Madrid arriva sempre senza appello. La seconda caduta contro i blaugrana ha suonato come un Requiem. Da lì, il tempo di Xabi Alonso era già finito.
Ora si apre un nuovo capitolo. La panchina passa ad Álvaro Arbeloa, altro uomo di casa, altro volto cresciuto dentro lo spirito blanco. A lui il compito di ricomporre i frammenti, ridare energia a un gruppo ferito e riaccendere una stagione che rischia di scivolare via.










