Le indagini cercano l’illecito
Le rilevazioni della Uif misurano un fenomeno più ampio: quei 223 miliardi di depositi non sono una stima del denaro sospetto, ma il valore dei versamenti censiti attraverso le «comunicazioni oggettive». Banche, Poste, istituti di pagamento e di moneta elettronica devono trasmetterle ogni mese. La soglia è di 10mila euro in contanti nel mese solare, anche raggiunta attraverso movimenti singolarmente pari o superiori a mille euro. La comunicazione non equivale a una segnalazione di operazione sospetta.
Nel 2025 il valore complessivo dei flussi rilevati è di 234,7 miliardi: i versamenti ne rappresentano il 95%. Il rischio è esplicito nelle analisi Uif: «la facilità di utilizzo del contante», avvertono gli analisti, «e la non tracciabilità delle operazioni possono risultare funzionali ad agevolare il riciclaggio di risorse di origine illecita».
Dove i flussi di contante sono maggiori
Cinque regioni concentrano oltre metà dei flussi di contante censiti dalla Uif: Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia e Veneto. Nel 2025 vi sono stati movimentati 124,4 miliardi di euro sui 234,7 complessivi, quasi il 53% del totale.
Gli importi, però, non dicono tutto. Occorre misurarli anche rispetto alle dimensioni dell’economia di ciascun territorio. Rapportando i flussi del 2025 al Pil nominale regionale del 2024, i primi cinque posti diventano tutti meridionali: Calabria, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. È qui che il contante raggiunge i valori più alti in proporzione alla ricchezza prodotta. Campania e Sicilia figurano ai vertici di entrambe le classifiche: non soltanto per l’entità delle somme movimentate, ma anche per il loro peso sull’economia regionale.
Queste classifiche non misurano l’evasione. Indicano dove si concentra il contante e quanto pesa sull’economia: dati da confrontare con i redditi dichiarati. Il contante, però, è anche un indicatore di rischio fiscale.
