LUANDA – «Non è affatto nel mio interesse» dibattere ancora con Donald Trump nel vivo di una missione destinata ai «cattolici africani». Sul volo papale da Yaoundé ad Angola, la penultima tappa del suo tour de force africano, Papa Leone ha liquidato così le polemiche con la Casa Bianca, relegandole a sfondo del suo obiettivo principale: stimolare l’attenzione sull’Africa, il Continente che registra la crescita più poderosa a livello demografico e di popolazione cattolica.
La missione fra quattro Paesi e 11 città è stato accompagnata dalle scintille a intermittenza con il leader Usa, partito all’attacco di un Papa «terribile» e «debole» per le sue esternazioni contro la guerra in Iran e ritornato nella contesa con un post polemico sul suo social network Truth.
Leone ha chiuso definitivamente il capitolo, parlando di una «narrazione, non del tutto accurata» e di «commenti sui commenti», come nel caso del suo attacco alla «manciata di tiranni»: «È stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente» ha fatto notare Leone, «quando era stato preparato due settimane prima» e andava inteso nella dimensione locale: quella della città dove è stato pronunciato, Bamenda, epicentro della crisi anglofona che martoria da un decennio il Paese e vede contrapporsi indipendentisti di lingua inglese e il governo centrale del 93enne Paul Biya.
«Qui per i cattolici africani»
«Vengo in Africa principalmente come pastore, come capo della Chiesa cattolica, per stare con, per celebrare con, per incoraggiare e accompagnare tutti i cattolici africani» ha dichiarato il Pontefice, prima di avviare la terza tappa della missione che lo ha già condotto in Algeria (13-15 aprile), Camerun (15-18 aprile) e si concluderà in Guinea equatoriale dal 21 al 23 aprile.
Il Papa è atterrato a Luanda e si è diretto alla volta del palazzo presidenziale per l’incontro con il presidente angolano João Lourenço. Sono previsti incontri successivi con il corpo diplomatico e, in serata, con i vescovi angolani. L’Angola è uno dei principali produttori di greggio africani, ha rilanciato le sue aspirazioni diamantifere e ricopre un ruolo strategico come sbocco del corridoio di Lobito, la maxi-opera infrastrutturale che salderà Zambia, Repubblica democratica del Congo all’export sull’Atlantico. Ma la sua ricchezza naturale non si è mai riversata a beneficio di una popolazione piagata da tassi elevati di disoccupazione e disuguaglianze, sfociati in proteste di piazza nel 2025 contro un rialzo dei prezzi del carburante.
