Giubileo ultimo atto. Papa Leone XIV ha chiuso la porta santa della basilica di San Pietro. Termina così il Giubileo 2025 dedicato alla speranza. La porta della basilica era stata aperta da Papa Francesco la sera del 24 dicembre 2024. Presente all’evento anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quindi si volterà pagina e già si guarda all’appuntamento del 2033 quando la Chiesa celebrerà i duemila anni dalla Redenzione. Cominciato con Papa Francesco e proseguito con Leone XIV, in una staffetta che non ha tanti precedenti nella storia, il Giubileo 2025 ha visto l’arrivo a Roma di 33.475.369 pellegrini da tutto il mondo. Secondo la sala operativa per la gestione della sicurezza dei grandi eventi della questura di Roma, sono 3mila al momento i fedeli in piazza per assistere alla cerimonia. Il flusso di persone in arrivo è in aumento.
Questore Roma: oltre 70mila agenti per gli eventi del Giubileo
Sono oltre 70mila gli agenti delle forze dell’ordine impiegati negli eventi giubilari. Lo ha reso noto il questore di Roma Roberto Massucci, nel giorno della chiusura del Giubileo. «L’impegno sul fronte della sicurezza va considerato il risultato di un insieme istituzionale e non solo – aggiunge -. Direi del sistema Paese in cui oltre 70.000 operatori di polizia, carabinieri, guardia di finanza, a cui ci si è aggiunto l’impegno della polizia locale, della protezione civile, Atac, Ama, Ares 118 hanno lavorato tutti insieme per garantire la sicurezza di milioni di pellegrini, oltre 33 milioni che si sono recati a Roma».
L’Anno santo con l’eco delle guerre, da Gaza all’Ucraina
«Una pace disarmata e disarmante»: l’ha chiesta Papa Leone XIV l’8 maggio quando per la prima volta si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni nel suo ruolo di Pontefice. È stata infatti la pace uno dei temi principali del Giubileo 2025, con l’eco delle guerre che arrivava ogni giorno fino a Roma. Non solo le notizie trasmesse dai media ma anche i volti sofferenti delle popolazioni sotto le bombe che hanno compiuto comunque il loro pellegrinaggio giubilare, dall’Ucraina alla Terra Santa. Passerà alla storia il faccia a faccia, nella basilica di San Pietro, tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quello dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, il 26 aprile, in occasione del funerale di Papa Francesco. Ma la ricerca della pace è stata incessante nei dodici mesi dell’Anno Santo. Oltre alle telefonate, Leone XIV ha incontrato tre volte Zelensky, ha visto il presidente di Israele Isaac Herzog come anche quello palestinese Abu Mazen, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance che tra l’altro era stato anche l’ultimo politico ad avere incontrato personalmente Papa Francesco, il 20 aprile a Casa Santa Marta, proprio il giorno prima di morire. Non c’è stato Angelus, nel corso del Giubileo 2025, nel quale non siano stati lanciati appelli per la pace, sia da Bergoglio che poi da Prevost.








