“Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”. È il monito di Papa Leone dalla solenne messa nella Sagrada Familia. “Questa sera – sottolinea il Papa – ricordiamo che la Croce di Cristo, posta in cima a questa basilica, è la croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno”.
La Sagrada Familia è ancora un cantiere ma non un’opera incompiuta
“Molto più di un monumento, la Basilica della Sacra Famiglia è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento. Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio, non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza”. Lo dice Leone nella messa per l’inaugurazione della Torre di Gesù alla Sagrada Familia. Leone ha celebrato la messa in parte in spagnolo e in parte in catalano.
“La torre della Croce – aggiunge – diventa allora vessillo di carità, perché Dio ci ama così, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza. Nella Croce di Gesù la nostra fede raggiunge il vertice, come professa l’iscrizione che è posta alla base della guglia: Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus. Questa Croce brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo”.
“La bellezza di questo tempio ci sproni ad imparare sempre più l’arte di vivere secondo il Vangelo. Mentre alziamo lo sguardo a Lui, impegniamoci a sollevare il viso di chi è nella polvere. E dimostriamo così che la Sacra Famiglia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino”.
Ricordiamo Gaudì e tutti quelli che con l’arte evangelizzano
“Come architetto ardente di fede, il venerabile Antoni Gaudì pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi. Insieme a Gaudì, commemorando il centenario della sua morte, ricordiamo e ringraziamo questa sera tutti i promotori e i benefattori, gli artisti e le maestranze che cooperano a edificare un capolavoro architettonico che è anche un eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce”. È l’atteso omaggio di Papa Leone a Gaudì pronunciando l’omelia nella messa di inaugurazione della Torre di Gesù Cristo alla Sagrada Familia. “In questo tempio d’immagini – prosegue Leone – appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione”.