Le medie potenze multialleate, come la definisce la storica Adriana Castagnoli nel panel del Festival dell’economia di Trento sui nuovi protagonisti dello scacchiere internazionale moderato dall’editorialista del Corriere della Sera Enrico Franco, saranno decisive in questa fase di transizione. Una fase in cui l’egemone benigno americano, uscito dominante dalla seconda guerra mondiale e sempre più insidiato dalla Cina, sta tirando gli ultimi colpi di coda per mantenere la sua leadership.
I numeri, che raramente mentono, anche in geopolitica, disegnano, infatti, una nuova leadership che va consolidandosi. Nel 1980, spiega l’economista dell’Università di Perugia Marcello Signorelli, a parità di potere d’acquisto, il Pil della Cina era il 2,3% del Pil globale; quello degli Stati Uniti era il 20,9%. Nel 2030, sempre a parità di potere d’acquisto, il Pil cinese salirà al 20,4% del Pil globale e quello americano scenderà al 13,9%(solo per gli amanti della statistica e i curiosi, l’Italia era al 4,7% nel 1980 e sarà all’1,6% nel 2030). Basterebbero solo questi numeri a spiegare l’attivismo sgangherato del presidente americano Trump nel cercare di aumentare la sfera d’influenza americana e di riconquistare Pil e mercati.
La Cina, spiega Yang Yao, rettore della Shanghai University of finance and economics, ha aumentato il suo peso grazie agli investimenti in tecnologia e nella manifattura. Ha un ruolo decisivo nel controllo delle materie prime e ha esercitato questo potere, per la prima volta, nella trattativa sui dazi. La Cina, dopo le minacce di Trump di dazi al 45%, ha ottenuto che si tornasse alla situazione di partenza, con livelli simili agli stati europei.
Gli obiettivi della Cina, spiega Yao, sono di lungo periodo. Cancellare la povertà assoluta, abbattere le disparità, ancora molto grandi, portare il reddito dei cinesi al 45% di quello degli americani entro il 2031. Con ulteriori investimenti e con politiche sinergiche con l’Occidente basate sulle aperture reciproche dei mercati.Perché, sottolinea Yao, anche i timori di essere sopraffatti (per esempio, sui dati) sono i medesimi. Il modello Tesla, che deve tenere in Cina i dati raccolti in Cina, può essere un esempio per il futuro.
In questo braccio di ferro ormai evidente, spiega Castagnoli, diventano decisive le medie potenze multialleate, capaci di giocare un ruolo cruciale di mediazione. La Turchia, per esempio, membro Nato e vicina a Putin, centrale per la soluzione dei conflitto tra Mosca e l’Ucraina. Ma anche gli Emirati Arabi Uniti, strategici nel Medio Oriente.








