I Mondiali di calcio non sono più soltanto il torneo sportivo più seguito al mondo, ma un’infrastruttura tecnologica complessa e interconnessa, paragonabile in tutto e per tutto a una “mega città”. Con la prossima edizione del 2026, la sfida organizzativa e digitale raggiungerà livelli senza precedenti. «Questa volta, anche per noi, l’edizione del ’26 è ancora più complessa e più grande di prima. Abbiamo 48 squadre, 106 partite in 10 giorni, più dei Mondiali precedenti, e tre Paesi” organizzatori, con le partite distribuite in “16 città diverse», spiega Nacho Fresco, Director of Technology della FIFA che abbiamo incontrato al Consumer Electronic Show di Las Vegas.
Una rete centralizzata tra Miami e Dallas Per gestire un ecosistema così vasto, la FIFA ha implementato un modello di assoluta centralizzazione. «Dal punto di vista della complessità tecnologica, collegare tutti questi siti insieme, perché tutto è interconnesso, è una follia», ammette Fresco. La soluzione risiede in due grandi hub americani: «Gestiamo tutte le operazioni dall’operations center, che si trova a Miami mentre il network per i broadcast che gestiamo è altrettanto centralizzato nell’International Broadcast Center di Dallas». Questa enorme infrastruttura di rete non collega solamente gli stadi, ma circa 200-300 sedi diverse, che comprendono anche hotel e campi di allenamento, tutti perennemente connessi tra loro.
L’Intelligent Command Center e la minaccia cyber Durante lo svolgimento del torneo si genera un traffico enorme, parliamo di “terabyte di dati dal vivo. Questa immensa mole di informazioni richiede una gestione della sicurezza ferrea. Fresco introduce il concetto di Intelligent Command Center, una sorta di Security Operations Center (SOC) per monitorare tutto ciò che accade in tempo reale. La tecnologia interviene per prevenire rischi tangibili per la folla: «Se il controllo degli accessi non funziona, si hanno 50.000, 80.000 persone in attesa. Questo crea un problema di sicurezza fisica, non tecnologica», sottolinea il manager. Se i tornelli di accesso agli stadi dovessero bloccarsi, «stiamo creando un potenziale problema, ecco perché dobbiamo monitorare» costantemente.
La più grande preoccupazione però resta la difesa informatica.
In un evento di tale portata, la resilienza e la difesa dagli attacchi informatici sono priorità assolute. «Non possiamo permetterci nulla», avverte Fresco, ricordando che durante l’edizione del 2022 la FIFA ha subito «più di 10 miliardi di attacchi» informatici, incluse minacce pubbliche da parte di Anonymous. Per blindare il sistema, la federazione lavora a stretto contatto con “le agenzie governative, che saranno con noi anche nel centro operativo tecnologico, perché monitoriamo anche la sicurezza informatica”.







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