Storie Web giovedì, Febbraio 5
Il Mezzogiorno continua a crescere grazie a investimenti, Zes e Pnrr

Il Mezzogiorno continua nel 2025 a crescere anche più di altre aree del Paese, grazie soprattutto a investimenti e politiche pubbliche di sostegno. Il Check-up Mezzogiorno 2025, realizzato da Confindustria e SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), fornisce un quadro aggiornato sullo stato di salute dell’economia meridionale, restituendo l’immagine di un’area che, pur all’interno di un contesto macroeconomico e geopolitico ancora complesso e caratterizzato da elementi di incertezza, mostra segnali di rafforza-mento strutturale. La stima per il 2025 colloca l’Indice del Mezzogiorno a 641,9, posizionando l’area nel mezzo tra il Centro (666,5) e il Nord (630). Dopo il lieve rallentamento registrato nel 2024, nel 2025 l’Indice torna a crescere in misura significativa (+6,1 punti).

Va precisato che, a partire da questa edizione, l’Indice sintetico dell’economia meridionale cambia struttura metodologica: pur mantenendo invariate le variabili considerate (PIL, investimenti, occupati, imprese ed ex-port), il nuovo Indice assume il 2014 come anno base ed estende il confronto territoriale tra Mezzogiorno, Centro e Nord del Paese. Ebbene, i due centri studi rilevano che, guardando all’intera serie storica, emerge come il Mezzogiorno abbia registrato, rispetto al 2014, una crescita complessiva più intensa di quella delle regioni settentrionali.

«Per consolidare la fase di crescita e trasformarla in sviluppo strutturale, – commenta Natale Mazzuca, Vice Presidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno – è necessario garantire certezza delle regole, continuità degli strumenti e coerenza delle politiche, in una visione di medio-lungo periodo. È cruciale preservare e rafforzare strumenti che stanno funzionando, a partire dalla ZES Unica Mezzogiorno e affrontare nodi ancora aperti come la capacità di attrarre grandi imprese, il rafforzamento delle filiere innovative, il riequilibrio territoriale degli investimenti e la costruzione di una strategia chiara per la fase post-PNRR. Solo così, anche avvalendosi del contributo del partenariato economico e sociale, sarà possibile consolidare il “Fattore Mezzogiorno”, a beneficio del Sud e del Paese».

«Il Check-up Mezzogiorno – aggiunge Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM – evidenzia un chiaro cambio di passo nelle traiettorie di crescita del Mezzogiorno, che tra il 2019 e il 2024 ha registrato un aumento del PIL del +7,7%, circa due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Un Sud più solido rappresenta oggi un fattore chiave di competitività per l’Italia; inoltre, nel nuovo contesto geoeconomico può essere valorizzato il ruolo naturale del Mezzogiorno nell’area euromediterranea come hub produttivo, infrastrutturale ed energetico, a beneficio dell’intero sistema Paese».

Quasi tutti gli altri indicatori risultano in crescita o sostanzialmente stabili rispetto al 2024, con gli investimenti che aumentano di ben 4,3 punti. Tutti gli indicatori, inoltre, si collocano su livelli superiori a quelli pre-pandemici, colmando la perdita registrata negli anni più recenti. Il PIL del Mezzogiorno cresce del +7,7% nel periodo 2019–2024, oltre la media nazionale (+5,8%). Nel 2024 la crescita è pari allo 0,7%, con prospettive di rafforzamento nel 2026 grazie anche all’attuazione del PNRR. Il Pil pro-capite sale a 22mila euro, restando ancora ben sotto la media italiana. Il mercato del lavoro mostra una crescita dell’occupazione del +0,8%, superiore al dato nazionale, ma permangono criticità legate al costo del lavoro e al mismatch delle competenze. Il superamento di “Decontribuzione Sud” e le difficoltà applicative della nuova fase richiedono risposte chiare e coerenti. Il tessuto produttivo continua a trasformarsi: a fronte di una lieve riduzione del numero complessivo di imprese, in linea con il resto del Paese, aumentano le società di capitali (+4,0%), segnale di un graduale irrobustimento della struttura produttiva. Più fragile invece l’export, che nel 2025 mostra una fase di debolezza, sebbene la manifattura continui a rappresentare il pilastro delle esportazioni meridionali, oltre il 93%.

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