Storie Web martedì, Marzo 24

La farmaceutica italiana mostra i muscoli battendo – almeno per il momento – dazi e tensioni geopolitiche. I dati definitivi sulle esportazioni nel 2025 non lasciano dubbi mostrando una crescita impetuosa del 28,5% sfiorando i 70 miliardi, quasi 15 in più dell’anno prima . Un trend che sembra non voler rallentare anche nel 2026 visto che i primi dati confermano che l’abbrivio di questa corsa non si ferma: a gennaio l’export della pillola cresce del 5,9%, rispetto allo stesso mese del 2025. Ma chi ha trascinato questa corsa e quali possono essere i rischi in futuro? Scorrendo i dati dell’Istat rilanciati anche dalle elaborazioni dei giorni scorsi dell’Ice emerge coma la corsa sia stata trascinata da alcune Regioni: in particolare tra le regine indiscusse di questo balzo c’è la Toscana che in un anno praticamente raddoppia le esportazioni (+93%) con oltre 22 miliardi, ma a segnare una importante crescita sono anche l’Abruzzo (+54%) e il Lazio (+17%), seguite da vicino da Emilia Romagna, Lombardia e Campania tutte intorno a una crescita del 10 per cento. I numeri dicono che al Centro e al Sud Italia la farmaceutica è il primo settore nell’export rispettivamente con 41,8 miliardi (un terzo del settore manifatturiero) e 11 miliardi (il 18 per cento), ma anche il Nord con i suoi centri di eccellenza tiene.

Tra le destinazioni top del nostro export della pillola ci sono Usa (15,4 miliardi e +54% di crescita) dove pesano anche l’effetto scorte e scambi intra-gruppo tra multinazionali operanti in Italia, Svizzera (9,4 miliardi) e Belgio (7,4 miliardi). «I risultati da record dell’export farmaceutico italiano nel 2025 confermano la solidità del nostro settore, anche in un contesto globale complesso. Il dato positivo ha beneficiato in parte dell’effetto scorte generato all’inizio dell’anno, con l’annuncio dei possibili dazi. Ma sarebbe riduttivo spiegare questo successo solo in questo modo. Il vero motore è il valore del sistema industriale della nostra Nazione: ricerca, qualità manifatturiera, competenze e capacità di innovazione», sottolinea il presidente di Farmindustria Marcello Cattani.

L’exploit della Toscana che da sola porta quasi 11 miliardi in più di esportazioni si spiega in gran parte con i numeri incredibili messi in fila dallo stabilimento di Sesto Fiorentino di Eli Lilly dove viene prodotto il suo farmaco anti diabete e obesità Mounjaro destinato soprattutto al mercato americano e cinese. Un aumento molto concentrato su di una sola azienda che quindi può cambiare anche rapidamente come dimostra, in senso contrario, il segno negativo dell’export delle Marche (-32%) dove Pfizer produce nello stabilimento di Ascoli Piceno l’antivirale Paxlovid esploso durante il Covid con destinazione soprattutto la Cina e ora crollato. La crescita in Abruzzo – 2 miliardi di export – beneficia in particolare del distretto Aquilano con big come Dompé, Menarini e Sanofi, così come nel Lazio (ben 18 miliardi) spingono i poli produttivi di Latina e Frosinone (inclusa Anagni), mentre in Campania (8 miliardi) si corre grazie a imprese come Novartis, Ibsa e diverse piccole. Queste crescite non possono ovviamente non essere influenzate nel breve periodo da quanto accade nel mondo: dalla crisi nel Golfo da dove arrivano preziose materie prime per diversi farmaci con il rischio di mettere in ginocchio alcune produzioni all’effetto Trump visto che il presidente Usa – dopo aver rinunciato ai maxi dazi sui farmaci – punta ora sulla battaglia dei prezzi che vuole abbassare per i pazienti americani a scapito di quelli europei (si veda altro articolo in basso). Ma a parte lo tsunami geopolitico del momento ci sono anche trend di medio lungo periodo che pesano a cominciare dall’esposizione sempre più ampia dell’Italia alle importazioni di materie prime e principi attivi per la farmaceutica: i dati del 2025 dicono che siamo passati dai 5,3 miliardi di “prodotti farmaceutici di base” importai nel 2020 ai 25,4 miliardi dell’anno scorso (contro i 3 miliardi di export), con Usa e Cina che fanno la parte del leone nell’approvvigionarci con quasi 19 miliardi. Numeri, questi, che dovrebbero far riflettere.

«Lavoreremo in collaborazione con il Governo perché questa crescita resti sostenibile in una concorrenza globale sempre più accesa e un contesto complesso che sta già determinando aumenti di costo. Le nostre imprese hanno risposto con rapidità alla domanda internazionale, mantenendo standard altissimi, ma per continuare a crescere nel 2026, sarà cruciale portare avanti con convinzione il percorso di riforma della governance, con il testo unico sulla farmaceutica, per rispondere positivamente alle sfide globali e agli effetti della clausola “Most Favored Nation” introdotta dall’amministrazione Usa», conclude Cattani.

Condividere.